Tag: Eventi

smart cities milano cover

Smart Cities: Milano è un progetto vincente

Smart cities, città intelligenti, connesse o come si dice ora iperconnesse. Sono il futuro, ma per Milano è già il presente, vissuto ogni giorno da chi ci transita, lavora, studia e vive. Sono passate solo poche ore dall’assegnazione delle Olimpiadi Invernali per il 2026 a Milano e Cortina, eppure in città si respira già l’aria, tutta milanese, del “diamoci subito da fare”.

Milano è una smart city perché è soprattutto una città che fa rete. Sia fisica, dato che è una delle città più cablate al mondo, sia sociale e culturale. E ora anche sportiva. In un’epoca che fa della globalizzazione un problema di integrazione culturale, Milano affronta l’ostacolo attingendo alla sua cultura industriale, universitaria e di ricerca. E quando presenta un progetto che unisce, vince.

Le smart cities sono quindi un modo di vedere il futuro, di rispettare gli appuntamenti, come quello del 2026. Per crescere occorre attingere alle forze sane della città come le grandi università, ben 7 quelle presenti sul territorio meneghino. Non a caso arriva la consacrazione del Politecnico di Milano, fucina di progettisti del futuro, come una delle università più prestigiose nel mondo.

Per delineare lo sviluppo delle smart cities, occorre investire in processi di sviluppo, di innovazione e miglioramento. Processi in cui la tecnologia è lo strumento principale e che vedrà, fra sette anni, miliardi di persone collegate ogni giorno per assistere in diretta alle Olimpiadi e milioni di stranieri raggiungere l’Italia per lavoro e svago.

Milano, si viene per lavoro si torna da turisti

Milano sa reinventarsi, sa ridisegnare il suo futuro. La sua forza è anche nella rete creata da innumerevoli associazioni che legano tra loro piccole imprese e grandi aziende. Lo scambio di informazioni, idee ed esperienze è continuo. Sono proprio le informazioni a ridisegnare la realtà in questa nuova “civiltà del dato”, sia dal punto di vista produttivo, sia da quello commerciale.

La comunicazione del dato, dell’informazione, della notizia è il nuovo catalizzatore che porta migliaia di aziende a incontrarsi a Milano e a farne una capitale mondiale per esposizione mediatica.

Le aziende straniere trovano in Milano un incubatore di idee, di energie a cui è possibile partecipare oppure attingere, a seconda dei casi, in modo altrettanto facile. E chi arriva a Milano per lavoro spesso ritorna come turista. Ne sono una prova anche qui i dati che segnano ormai record anno su anno. Lo scorso ottobre le presenze dei turisti hanno superato del 25% quelle di ottobre 2017. Il dato complessivo del 2018 ha segnato un +10% e ha sfiorato gli 8 milioni di presenze grazie a un ottimo supporto offerto da tutte le strutture, alberghiere, ristorazione e trasporto. E può, deve, ancora migliorare.

smart cities milano design week

Smart cities: la città perfetta per eventi business

Un evento business organizzato a Milano gode quindi potenzialmente di un’enorme visibilità e soprattutto di un effetto “memoria” a lungo termine. L’infrastruttura tecnica a supporto, la facilità di trasporto per raggiungere ogni location posta in città, anche con mezzi ecologici, creano reti di comunicazioni uniche in Italia. Per questo Milano è un lab in continua evoluzione, un amplificatore positivo di innovazione. La Milano Olimpica sarà una città che riciclerà il 100% dei rifiuti urbani prodotti e del cibo inutilizzato, come si evince dal progetto che è possibile scaricare qui. Milano sarà una città ancora più green (come i nostri eventi) un valore, sempre più ricercato dai responsabili delle aziende internazionali. Il 2026 è già alle porte: per progettarlo, incontriamoci a Milano!

 

 

 

ecosostenibilità_cover_ambiente

Ecosostenibilità anche negli eventi aziendali

La sua ecosostenibilità è uno degli aspetti a cui amiamo dare maggiore peso nella presentazione di un progetto. Negli ultimi anni la nostra collaborazione con Banco Alimentare e Sicitibo ha permesso di recuperare la quasi totalità degli alimenti non consumati e di poterli ridistribuire, in modo solidale, a chi ne avesse avuto più bisogno sul territorio. Ma in questo processo non siamo sole. Dobbiamo infatti ringraziare tutte quelle aziende, nostre clienti, che hanno subito incontrato con entusiasmo questa nostra proposta.

Crediamo però che lo sforzo debba essere ancora maggiore. Le cifre d’altra parte parlano da sole: in Italia l’industria della plastica produce 13,5 miliardi di pezzi ogni anno, quasi tutti prodotti con materiali non efficacemente riciclabili. La recente approvazione della Direttiva Europea, che dovrà essere recepita in Italia a partire dal 2021, vedrà vietata la commercializzazione di diverse tipologie di prodotti in plastica monouso.

ecosostenibilità evento plastica

Abbracciamo quindi con entusiasmo l’iniziativa di Federdistribuzione che vuole anticipare già al 1 di luglio di quest’anno l’introduzione sugli scaffali della grande distribuzione di prodotti monouso in materiale riciclabile e compostabile. Prendiamo quindi a prestito le parole di Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione “…vogliamo essere attori di cambiamento, coerenti con i nuovi valori, anticipando le leggi e stimolando i consumatori verso atteggiamenti e azioni sostenibili e favorevoli alla tutela dell’ambiente.”

Ecosostenibilità: impegno per tutta la filiera

Nel nostro caso, come società organizzatrice di eventi, dobbiamo coinvolgere tutta la filiera, sensibilizzando fornitori e clienti sulle possibili scelte. Durante meeting, coffee breack ed eventi il consumo di plastica usa e getta può essere elevato. Fermo restando che alcuni casi specifici richiedano questo tipo di materiale, la loro riduzione può avvenire utilizzando vetro, materiali biodegradabili e compostabili o derivati da fonti rinnovabili.

Ma ecosostenibilità vuol dire anche richiedere ai catering nostri partner alimenti quanto più possibile a KM0 o comunque prossimi per produzione al territorio in cui l’evento viene organizzato. Preferire logicamente alimenti di stagione, riducendo al minimo l’impatto del trasporto e della loro conservazione.

Alle aziende possiamo offrire informazioni, tracciabilità e trasparenza di tutta la nostra filiera organizzativa. Questa nostra scelta, oltre che etica, nasce anche dalla precisa volontà di aggiungere valore all’evento commissionatoci.  In questo siamo sicure di trovare il favore dei nostri clienti e di quanti andremo a incontrare nei prossimi anni.

 

 

Lavorare sempre con il sorriso

Lavorare costa sudore e fatica se, nel farlo, diamo tutto noi stessi. Alle volte però ci permette di fare incontri inaspettati con persone che ci regalano insegnamenti profondi e storie bellissime. Questa è una di “quelle” storie.

A pochi minuti dall’inizio del suo spettacolo teatrale, che ha impreziosito l’evento Mazak di Milano abbiamo chiesto all’imprenditore Paolo Cevoli, che convive felicemente nel corpo e nello spirito di Paolo Cevoli attore, di spiegarci cosa sia la “felicità riflessa”.

La felicità riflessa è quella che si ha quando si lavora per servire gli altri. Lo scopo del lavoro è di servire” – che tradotto nel crudo e tecnico linguaggio marketing “mettere il cliente al centro”. Continua Cevoli “L’ho imparato dal mio babbo che non aveva studiato e non conosceva la customer experience o la customer satisfaction, ma che da buon romagnolo sapeva che – quando il cliente è contento sei contento anche tu –”.

Non è una scelta strategica quella di porsi al cliente con il sorriso, lavorare costa fatica, deve essere un’inclinazione, una propensione naturale. Se è finta, si vede e non funziona. Se invece ce l’hai dentro puoi anche superare il fatto che il cliente è di fatto insopportabile, lo sappiamo tutti”.

Come insopportabile? “Dai ammettiamolo, tutti i clienti sono insopportabili. Quando uno si mette la giacca da cliente diventa insopportabile”. E ogni giorno noi siamo clienti e fornitori di servizi, dipende dalla giacca (o dal cappello, scegliete voi). “Molte volte le persone si vendicano dei torti subiti quando sono clienti o viceversa”.

Quindi dobbiamo scegliere di mettere il servizio al centro? “No, proprio il cliente al centro. Il cliente come persona fisica” Interessante, non l’azienda che esso rappresenta. “Ogni singola persona è importante, non la categoria di clienti. Il servizio è l’oggetto della prestazione, ma il soggetto è la persona” “Traducendolo con il linguaggio della ristorazione – il piatto di lasagne è sempre quello, è il cliente e la sua percezione del prodotto che cambia, e quindi tu lo devi servire in maniera diversa”.

Lavorare con Cevoli spettacolo teatrale

Lavorare con il sorriso: una storia di famiglia

Durante il suo spettacolo Cevoli proietta alcune immagini della sua storia, della sua famiglia. Una famiglia proprietaria di una piccola pensione, zero stelle come sottolinea Paolo Cevoli, legata al territorio della Romagna degli anni 60 e 70.  Sono gli anni del primo boom turistico e di quanti, finalmente, potevano permettersi pochi giorni di ferie al mare dopo anni di sacrifici. Nelle foto i volti della famiglia Cevoli ritratti con i loro clienti sono emblematici: volti sorridenti, magari tirati perla stanchezza, ma sempre sorridenti. Non vogliamo anticipare nulla dello spettacolo che va visto e goduto, sia per le risate (tante) sia per la profondità di certi concetti che arrivano leggeri ma che restano e speriamo mettano radici.

Ai genitori di Cevoli “rubiamo” la frase di saluto con cui si separavano dai loro clienti alla fine della vacanza “Se vi siete trovati bene, magari ritornerete”. È l’augurio che speriamo vi riporti da noi di Pro-Meet. Grazie famiglia Cevoli.

team building Firenze

Team building: un evento davvero ispirato!

Poche righe per proiettarci all’interno di un team building aziendale in cui è già possibile riconoscere molti dei caratteri distintivi di un’attività ben progettata di formazione.

“Benvenuti! Avete ricevuto un badge personale con il colore del team, indossatelo per rendervi riconoscibili. Da ora siete una squadra e dovrete lavorare in gruppo per portare a termine una doppia missione, che vi richiederà realmente di mettere in azione tutte le vostre risorse!”

Ecco qualche parallelismo.

  • Colore del badge > logo aziendale per riconoscersi e in cui riconoscersi.
  • Formare una squadra > sviluppare comportamenti organizzativi e gestione del gruppo
  • Portare a termine una doppia missione > stabilire incarichi, priorità e importanza degli obiettivi
  • Mettere in azione le proprie risorse > ricercare adattabilità, flessibilità e creatività

Ma torniamo per un attimo alla cronistoria dell’evento. Le magiche atmosfere di Firenze hanno fatto da sfondo a un interessante evento, da noi organizzato per due note aziende del mondo del real estate, Antirion e Colliers, impreziosito da un creativo team building pittorico.

Le location

Il Grand Hotel Baglioni e la Cantinetta Antinori sono stati per noi due splendidi punti di riferimento per ospitare gli oltre 85 partecipanti.

Dopo una splendida giornata passata tra le vie e gli incantevoli musei di Firenze, abbiamo portato i partecipanti a gustare le delizie culinarie e i vini della Cantinetta Antinori, un’attività familiare che si tramanda da oltre 600 anni.

Cantina Antinori
Una suggestiva veduta della cantina Antinori

Team building: come nasce l’idea

Per progettare l’attività di team building ci siamo lasciati ispirare dal colore primario dei loghi dei due brand  coinvolti. Un bellissimo blu che ricorda da vicino quello dei lapislazzuli, uno tra i materiali più rari e costosi utilizzati in pittura fin dal medioevo e ben presente nei più celebri capolavori in esposizione a Firenze.

L’indomani abbiamo guidato i partecipanti, divisi per squadre, in un percorso artistico “alla ricerca dell’ispirazione”. Prima tappa la bellissima basilica di SS. Annunziata e conclusione al museo di Leonardo da Vinci. Il tema del team building era infatti la realizzazione di un quadro di oltre 2 metri di lunghezza, che avesse come soggetto l’unione dei due loghi, espressione delle rinnovate sinergie e partnership tra le aziende.

Prima di rientrare in albergo e dare così sfogo alla loro vena creativa, abbiamo incoraggiato i “novelli” artisti a procurarsi i più svariati materiali, in modo da contaminare con la massima creatività le loro opere. Al loro rientro al Grand Hotel Baglioni, hanno trovato la vasta sala Michelangelo, allestita come un enorme e super attrezzato atelier di pittura. Alla fine le sorprese non sono certo mancate!

Team building fase 1
Team building: fase 1 concentrarsi sulle istruzioni è vitale per centrare l’obiettivo.
Team building fase 2
Fase 2: il team è raccolto intorno alla tela. Molte similitudini con il tradizionale brain storming.

Lavorare in gruppo, comunicazione verbale, leadership e propensione al nuovo sono solo alcune delle capacità che questo genere di team building è riuscito a sviluppare. Siamo sicure che le belle immagini a corredo siano il modo più efficace per testimoniare di essere riuscite a raggiungere gli obiettivi posti, e mai imposti, dal cliente.

Team building fase 2
Fase 3: via all’opera creativa. Ma prima scegliamo colori e materiali.
Team building fase 4
Fase 4: l’idea si è concretizzata. Ogni componente del team contribuisce con la propria creatività.
Team building fase 5
Fase 5: tutti le opere sono state completate. Creatività, entusiasmo, coinvolgimento. Ogni team ha dato il massimo!
Massimo Ottoni cover

Massimo Ottoni: la sabbia è ricordo ed emozione

Massimo Ottoni è stato il primo italiano a presentare al pubblico nel 1998 la tecnica della “sand-art”. La sua tecnica gli permette di disegnare incredibili e fantastiche figure con il solo uso delle mani come pennelli, di un banco luminoso come tavolozza, e della sabbia come colori. Il tutto viene ripreso in diretta da una telecamera e proiettato su un grande schermo.

Massimo Ottoni 1
il banco luminoso permette a Massimo di proiettare sul grande schermo i dipinti realizzati con la sabbia.

Il risultato delle sue live performance è a dir poco stupefacente, suscitando sempre grande emozione e coinvolgimento nel pubblico. Ottoni ha tra l’altro riprogettato il banco luminoso affinché questi non proietti le sue dita sullo schermo. La sabbia pare prendere vita come per magia, e l’atmosfera che viene a crearsi nella sala è uno dei motivi che lo rendono perfetto per un evento aziendale. Le figure si susseguono una dopo l’altra prendendo vita ognuna dalla precedente, proprio come lo scorrere incessante delle sabbie del tempo. 

“La live performance di Ottoni è emozione pura” (Francesca Pezzutto AD Pro-Meet)

Mai come in questo caso la tecnologia utilizzata “scompare”, divenendo solo uno strumento ad uso dell’artista per esprimersi. Le mani di Ottoni corrono veloci sul banco, spingendo lo spettatore a indovinare le forme, le figure, le geometrie delle immagini rappresentate. Il desiderio di provare noi stessi a disegnare è irresistibile! Il sogno diviene realtà alla fine della performance dell’artista quando il pubblico può avvicinarsi al banco e provare.

Massimo Ottoni 2
Arte, emozione e magia. Immagini e musica portano in pochi istanti lo spettatore su altri e incredibili mondi di fantasia.

Massimo Ottoni: note sull’artista

Ottoni si è diplomato all’istituto statale d’arte di Urbino nella sezione di cinema di animazione, partecipa alla realizzazione del videoclip il Re nudo (trasmesso su MTV), realizza film di animazione in proprio, lavorando con la Rainbow di Porto Recanati. Ha realizzato quattro corti di animazione ricevendo riconoscimenti in vari festival del cinema. 

 

Pixel Painting. Con l’arte il tuo evento aziendale sarà indimenticabile!

Pixel Painting è una forma di live-art progettata per focalizzare al massimo le emozioni durante gli eventi aziendali. Christof Breidenich, artista poliedrico e docente di comunicazione e design a Colonia, utilizza la pittura “in diretta”, come strumento per suscitare intense emozioni nei partecipanti all’evento. 

L’artista prende spunto da un’immagine di piccole dimensioni, concordata con l’azienda, per tradurla in un dipinto di dimensioni gigantesche, che può raggiungere diversi metri quadri di superficie.

Pixel Painting tele
Piano piano il dipinto prende forma, volume, abbracciando la totalità delle tele.

Pixel Painting: il progetto da condividere

La superficie su cui viene dipinta l’immagine è composta da tante piccole tele quante sono i partecipanti della serata. L’opera pittorica, una volta terminata, viene nuovamente scomposta in tante piccole unità. Ritroviamo così’ il concetto di “pixel” la più piccola unità di misura delle immagini digitali. 

Pixel Painting collage

 

Nell’epoca della digital transformation, l’arte analogica sposa il concetto di frazione. Viene così ribadita l’idea di come “ogni pezzo sia importante nella costruzione di un progetto aziendale”.  Il senso di appartenenza all’azienda stessa è enfatizzato. Dipendenti, partner e clienti sono motivati a raggiungere, questa volta insieme, nuovi traguardi. Può essere una perfetta conclusione per una serata di festa e di celebrazione per il brand.

“Il Pixel Painting permette di rafforzare, tramite l’arte, l’immagine aziendale”

Con la “live art” è possibile fissare nella memoria l’evento, lasciando ai colori e alle immagini la capacità di ravvivare, a posteriori, il ricordo dell’incontro. Ogni “pixel” firmato dall’artista, verrà poi consegnato ai singoli partecipanti, diventando così un prezioso ricordo del vostro evento corporate. 

Pixel Painting è un’esclusiva per l’Italia di Pro-Meet. CLICCA QUI per scaricare la presentazione!

Pixel Painting firma
Ogni singola tela viene firmata dall’artista e verrà donata a ogni partecipante a ricordo dell’evento.

 

Vertical Dance: quando gli angeli danzano per noi!

Vertical Dance è spettacolo alla stato puro. Danza, musica, poesia. Il movimento dei danzatori lascia il piano orizzontale per affrontare quello verticale scalando le superfici di torri, ponti, gru, facciate di palazzi, musei, teatri. Vertical Dance è spettacolo outdoor e indoor, fondendo all’occorrenza danza e architettura urbana insieme. 

L’unicità dello spettacolo può quindi ben rappresentare l’unicità del brand dell’azienda (Francesca Pezzutto – AD Pro-Meet)” 

Si rimane rapiti dalla leggerezza e al contempo forza dei movimenti dei ballerini. Lo spazio non ha più barriere fisiche e anche il cavo di sicurezza è solo un attrezzo di scena. Guardando gli artisti volteggiare a incredibili altezze ben presto ci si dimentica della difficoltà dell’esibizione. Si viene trasportati nel loro mondo fatto di evoluzioni, piroette, salti, in cui la forza di gravità non ha più ragion d’essere. Vertical Dance è meraviglia, emozione, libertà. 

Vertical Dance 1

Durante la Vertical Dance l’architettura ed il paesaggio si trasformano in quinte, sfondo, assumendo un ruolo centrale nell’esibizione e rendendo di fatto unico ogni spettacolo. La musica viene realizzata appositamente per ogni esibizione fondendo sax e live electronics. 

Mai come in questo caso, occorre vedere i video delle loro performance, per apprezzare completamente la meraviglia dei loro spettacoli aerei.

Vertical Dance nasce nel 1994 a Venezia, dal sodalizio fra la coreografa Wanda Moretti e il musicista Marco Castelli. Desiderosi di dare nuove prospettive a danza e musica, fondano la compagnia Il Posto

Oltre a spettacoli di repertorio, Il Posto crea spettacoli su misura, ideando performance personalizzate in base alle richieste del cliente. 

Vertical Dance: il nostro giudizio

Lavorando ormai da anni con questa compagnia rimaniamo comunque stupite dalla loro voglia di superare, a ogni nuova esibizione, i limiti imposti dalla fisica o dalla struttura architettonica. Arte e professionalità si incontrano qui in un dialogo continuo che continua a meravigliarci ogni volta che abbiamo il piacere di lavorare con loro. Li consigliamo vivamente per i vostri eventi corporate.

Realtà virtuale per valorizzare il tuo evento

Realtà Virtuale e Realtà Aumentata sono le nuove frontiere della tecnologia anche per il mondo degli eventi business. Provare… per credere!

Può la tecnologia rendere unico un evento? Dopo aver sperimentato personalmente, durante il nostro ultimo incontro con Lorenzo Montagna (http://secondstarvr.com), sia la Realtà Virtuale (VR) sia quella Aumentata (AR) crediamo fortemente che la risposta sia ormai obbligatoria. Sì!

Non a caso durante l’incontro è stato coniato il termine MR, Media Reality, a conferma della volontà del team di Secondstar di riunire tecnologia e informazione in un unico, ampio canale comunicativo, in grado di migliorare storytelling e brand experience delle aziende. 

Realtà virtuale: una data storica

Se realtà virtuale e aumentata sono da tempo utilizzate nel mondo del gaming, della formazione e dell’assistenza tecnica, la loro applicazione durante gli eventi business è stata, fino a tempi recenti, più che altro appannaggio di grandi aziende hi-tech. Ricordiamo l’enorme platea di partecipanti all’evento Samsung dello scorso 21 febbraio 2016 a Barcellona per la presentazione dei modelli Galaxy S7, trasmessa attraverso i visori Gear Vr indossati solo” da qualche centinaio di giornalisti invitati. Grazie al software Oculus, acquistato nel 2014 per 2 miliardi di dollari, un istrionico Mark Zuckerberg appena salito sul palco della manifestazione, iniziò a parlare di futuro e di VR, facendo toccare con mano” le enormi potenzialità del suo prodotto di punta, Facebook, in questo campo. Questa data può essere quindi presa come il punto zero degli eventi per VR e AR, ormai sdoganate da quella nicchia di utilizzatori professionali.

 

Realta Virtuale presentazione

La Realtà Virtuale raggiunge il cliente con nuovi servizi digitali

Non stupisce quindi immaginare che a breve (o brevissimo?) saremo coinvolti in reti di servizi raggiungibili solo da queste due tecnologie. Ne è un valido esempio Widiba, banca online, che ha recentemente aperto le prime filiali in sola realtà aumentata. Non a caso sono chiamate Widiba Home, dato che è possibile “entrarvi” stando comodamente seduti sul divano di casa e indossando l’apposito visore per VR.

VR e AR sono quindi prodotti maturi per valorizzare prodotti e servizi per ogni tipologia di azienda, soprattutto durante meeting e presentazioni, eventi di formazione e team building. Grazie ad attività ludico-esperenziali appositamente studiate è possibile aumentare la user experience dei partecipanti. Questo permette loro di immergersi in realtà difficilmente riproponibili all’interno di una sala congressi. 

Affascinate da questo nuovo mondo non potevamo che chiedere al team di Secondstar di affiancarci nella proposta e realizzazione dei nostri prossimi eventi. La sfida è ormai lanciata e noi di ProMeet siamo pronte a raccoglierla. Se volete saperne di più contattateci… vi stupiremo! 

FICO Eataly World – Buona la prima!

Innovare raccontando la tradizione. FICO Eataly World è una delle location più interessanti per presentare aziende e marchi, soprattutto quelli hi-tech come Cambium Networks.

FICO (Fabbrica Italiana Contadina), oltre a essere il parco agroalimentare più grande del mondo, è sicuramente una risorsa nuova e interessante per chi, come noi di ProMeet, organizza eventi aziendali B2B e B2C. L’occasione per fare questa prima e soprattutto felice esperienza ci è stata data da Cambiun Networks, cliente dinamico e tecnologico, in linea perfetta con le caratteristiche del nuovo centro congressi alle porte di Bologna. 

Ingresso Wi-FIco

 

FICO e Cambium Networks: la location perfetta per un marchio hi-tech

L’evento Wi-FIco, dedicato al mondo Enterprise delle soluzioni Wi-Fi (da qui il divertente gioco di parole con l’acronimo FICO), era anche occasione per presentare la strategia di Cambium Networks per il futuro. Argomenti principali, l’analisi sui trend mondiali della tecnologia wireless, novità di prodotto e un approfondimento particolare sui casi di successo dell’azienda. Quello che ci ha favorevolmente impressionate è stata l’ampia disponibilità di spazi. Tutti facilmente configurabili secondo le esigenze di noi organizzatori, ci ha consentito di rimanere fedeli alle richieste del cliente. La sala principale, in grado di ospitare fino a 850 persone, può essere suddivisa in moduli più piccoli, variabili da 2 a 3 a seconda del numero di partecipanti. In questo modo anche per un evento limitato a soli 200/300 unità può essere creata la giusta atmosfera. 


Quando lo spazio serve a raccontare

Davvero ottimo lo spazio offerto dal foyer esterno di oltre 1000 mq, messoci a disposizione per l’accoglienza, l’angolo esposizione prodotti e il classico coffee break. L’ampia superficie consente di ricevere con grande comodità i partecipanti, creando al contempo un luogo di primo incontro dinamico e informale.   

 

Ricordiamo che FICO è il nuovo parco di Eataly, inaugurato a fine 2017 alle porte di Bologna. Vetrina di eccellenza per l’enogastronomia italiana, FICO racchiude 40 luoghi di ristoro differenti, chioschi e bar.

Tra i più noti ristoranti ricordiamo:

  • le Soste di Enrico Bartolini (ristorante stellato)
    il Ristorante del tartufo di Urbani
    (con annessa tartufaia di 500mq)
    il Ristorante del Pesce di Guido da Rimini
    (stellato)
    l’Osteria dei Borghi più belli d’Italia
    La Pasta de La Dispensa di Amerigo
    (stellato) 

Serre, agrumeti, vigneti, uliveti sono solo alcune delle attrazioni ma soprattutto delle meraviglie a testimonianza della biodiversità italiana.  

Felici dell’accoglienza e della professionalità dello staff di FICO non possiamo che augurarci di tornare presto con un nuovo cliente. Magari puoi essere tu! 

Il menu virtuoso

Il menu di un famoso chef e il Sudafrica, paese che cerca nuove soluzioni per sopravvivere alla siccità che lo colpisce. Ecco gli ingredienti per un viaggio che parla di cucina ma, soprattutto, del nostro bene più prezioso, l’acqua.


Un menu completo di un ristorante quanta acqua richiede, nel suo complesso, per la sua preparazione? Non usiamo il termine
sprecata”, ottimisticamente convinte che ogni goccia debba trovare la sua ragione d’uso, ma sicuramente possiamo immaginare diverse centinaia di litri. Se pensiamo infatti alla pulizia e cottura degli alimenti, quella degli ambienti comuni, l’intensivo uso di lavastoviglie e non ultimi il lavaggio dei tovagliati (anche se spesso dati in outsourcing) capiamo come dietro a un semplice piatto possa esserci un consumo idrico davvero elevato. 

Nel menu poca acqua!

Ma può esistere un menu a ridotto impatto ambientale? Certamente sì, a patto però di rivederne completamente sia la progettazione, sia i servizi necessari alla sua produzione. Non stupisce, quindi, che in luoghi dove l’acqua è tra i beni più preziosi, anche uno chef come Luke Dale Roberts, proprietario del The Test Kitchen” a Cape Town (Sudafrica) cinque volte vincitore del titolo come miglior ristorante del paese, abbia voluto portare avanti il suo progetto personale di risparmio idrico, realizzando un menu e un’ottimizzazione dei servizi davvero unici. 
Interno The Test Kitchen menu
L’interno de “The Test Kitchen” *foto da http://www.thetestkitchen.co.za/
Il menu a cui è stato dato il significativo nome di Drought Kitchen Cucina della Siccità”, è stato ripensato per sottolineare come solo con un’attenta pianificazione e l’impegno di tutti si possa contrastare la calamità che sta colpendo il Western Cape, una delle più popolose e ora più aride, province del Sudafrica. 
Lo Chef Roberts ha realizzato un menu che utilizza solo una minima quantità di acqua per la sua preparazione limitando al massimo l’uso di salse e bolliture. Il nuovo menu di sei portate sarà l’unico a disposizione dei clienti e avrà un costo è di 890 rand, circa 60 euro al cambio attuale, bevande e vino esclusi. Il menu sarà servito su piatti di legno prodotti da artigiani locali, aiutando in tal modo le piccole attività vicine al ristorante. L’uso di materiali compostabili, l’eliminazione di tovaglie e tovaglioli di stoffa, consentiranno di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale complessivo. 

Risparmiare acqua nei servizi comuni

Da sole, queste semplici accortezze permettono un sensibile risparmio idrico, riducendo settimanalmente il carico di lavastoviglie e lavanderie di quasi 5000 unità. Per tutelare comunque il posto di lavoro del personale addetto alla lavanderia, ora sovradimensionato, sono stati effettuati corsi di riqualificazione prima di un loro nuovo ricollocamento presso le cucine di altri ristoranti dello Chef Roberts.
Alan Winde, Ministro delle Opportunità Economiche del paese, ha sottolineato come la bontà del progetto di Roberts sia proprio nell’ottimizzazione di tutte le attività a contorno della produzione del menu. Si è voluto infatti rendere virtuose le normali procedure in modo da risparmiare su ogni singolo processo. Non solo quindi l’installazione di rubinetti per il risparmio idrico ma, per esempio, anche pratiche soluzioni per la pulizia dei pavimenti, come il riutilizzo dell’acqua proveniente dai secchielli con il ghiaccio utilizzati per rinfrescare le bevande.   
Bastano poche e semplici accorgimenti per ridurre l’impatto di un evento sull’ambiente. Noi di ProMeet lo facciamo sempre!
La Cucina della Siccità” aprirà ufficialmente i battenti il prossimo 1° aprile e sarà attiva, dal martedì al sabato, fino alla fine di maggio. 
Cogliamo l’occasione per ricordare che ProMeet Eventi collabora con #Siticibo e Banco Alimentare nella lotta allo spreco alimentare. 
1 2