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Lavorare sempre con il sorriso

Lavorare costa sudore e fatica se, nel farlo, diamo tutto noi stessi. Alle volte però ci permette di fare incontri inaspettati con persone che ci regalano insegnamenti profondi e storie bellissime. Questa è una di “quelle” storie.

A pochi minuti dall’inizio del suo spettacolo teatrale, che ha impreziosito l’evento Mazak di Milano abbiamo chiesto all’imprenditore Paolo Cevoli, che convive felicemente nel corpo e nello spirito di Paolo Cevoli attore, di spiegarci cosa sia la “felicità riflessa”.

La felicità riflessa è quella che si ha quando si lavora per servire gli altri. Lo scopo del lavoro è di servire” – che tradotto nel crudo e tecnico linguaggio marketing “mettere il cliente al centro”. Continua Cevoli “L’ho imparato dal mio babbo che non aveva studiato e non conosceva la customer experience o la customer satisfaction, ma che da buon romagnolo sapeva che – quando il cliente è contento sei contento anche tu –”.

Non è una scelta strategica quella di porsi al cliente con il sorriso, lavorare costa fatica, deve essere un’inclinazione, una propensione naturale. Se è finta, si vede e non funziona. Se invece ce l’hai dentro puoi anche superare il fatto che il cliente è di fatto insopportabile, lo sappiamo tutti”.

Come insopportabile? “Dai ammettiamolo, tutti i clienti sono insopportabili. Quando uno si mette la giacca da cliente diventa insopportabile”. E ogni giorno noi siamo clienti e fornitori di servizi, dipende dalla giacca (o dal cappello, scegliete voi). “Molte volte le persone si vendicano dei torti subiti quando sono clienti o viceversa”.

Quindi dobbiamo scegliere di mettere il servizio al centro? “No, proprio il cliente al centro. Il cliente come persona fisica” Interessante, non l’azienda che esso rappresenta. “Ogni singola persona è importante, non la categoria di clienti. Il servizio è l’oggetto della prestazione, ma il soggetto è la persona” “Traducendolo con il linguaggio della ristorazione – il piatto di lasagne è sempre quello, è il cliente e la sua percezione del prodotto che cambia, e quindi tu lo devi servire in maniera diversa”.

Lavorare con Cevoli spettacolo teatrale

Lavorare con il sorriso: una storia di famiglia

Durante il suo spettacolo Cevoli proietta alcune immagini della sua storia, della sua famiglia. Una famiglia proprietaria di una piccola pensione, zero stelle come sottolinea Paolo Cevoli, legata al territorio della Romagna degli anni 60 e 70.  Sono gli anni del primo boom turistico e di quanti, finalmente, potevano permettersi pochi giorni di ferie al mare dopo anni di sacrifici. Nelle foto i volti della famiglia Cevoli ritratti con i loro clienti sono emblematici: volti sorridenti, magari tirati perla stanchezza, ma sempre sorridenti. Non vogliamo anticipare nulla dello spettacolo che va visto e goduto, sia per le risate (tante) sia per la profondità di certi concetti che arrivano leggeri ma che restano e speriamo mettano radici.

Ai genitori di Cevoli “rubiamo” la frase di saluto con cui si separavano dai loro clienti alla fine della vacanza “Se vi siete trovati bene, magari ritornerete”. È l’augurio che speriamo vi riporti da noi di Pro-Meet. Grazie famiglia Cevoli.

Massimo Ottoni cover

Massimo Ottoni: la sabbia è ricordo ed emozione

Massimo Ottoni è stato il primo italiano a presentare al pubblico nel 1998 la tecnica della “sand-art”. La sua tecnica gli permette di disegnare incredibili e fantastiche figure con il solo uso delle mani come pennelli, di un banco luminoso come tavolozza, e della sabbia come colori. Il tutto viene ripreso in diretta da una telecamera e proiettato su un grande schermo.

Massimo Ottoni 1
il banco luminoso permette a Massimo di proiettare sul grande schermo i dipinti realizzati con la sabbia.

Il risultato delle sue live performance è a dir poco stupefacente, suscitando sempre grande emozione e coinvolgimento nel pubblico. Ottoni ha tra l’altro riprogettato il banco luminoso affinché questi non proietti le sue dita sullo schermo. La sabbia pare prendere vita come per magia, e l’atmosfera che viene a crearsi nella sala è uno dei motivi che lo rendono perfetto per un evento aziendale. Le figure si susseguono una dopo l’altra prendendo vita ognuna dalla precedente, proprio come lo scorrere incessante delle sabbie del tempo. 

“La live performance di Ottoni è emozione pura” (Francesca Pezzutto AD Pro-Meet)

Mai come in questo caso la tecnologia utilizzata “scompare”, divenendo solo uno strumento ad uso dell’artista per esprimersi. Le mani di Ottoni corrono veloci sul banco, spingendo lo spettatore a indovinare le forme, le figure, le geometrie delle immagini rappresentate. Il desiderio di provare noi stessi a disegnare è irresistibile! Il sogno diviene realtà alla fine della performance dell’artista quando il pubblico può avvicinarsi al banco e provare.

Massimo Ottoni 2
Arte, emozione e magia. Immagini e musica portano in pochi istanti lo spettatore su altri e incredibili mondi di fantasia.

Massimo Ottoni: note sull’artista

Ottoni si è diplomato all’istituto statale d’arte di Urbino nella sezione di cinema di animazione, partecipa alla realizzazione del videoclip il Re nudo (trasmesso su MTV), realizza film di animazione in proprio, lavorando con la Rainbow di Porto Recanati. Ha realizzato quattro corti di animazione ricevendo riconoscimenti in vari festival del cinema. 

 

Vertical Dance: quando gli angeli danzano per noi!

Vertical Dance è spettacolo alla stato puro. Danza, musica, poesia. Il movimento dei danzatori lascia il piano orizzontale per affrontare quello verticale scalando le superfici di torri, ponti, gru, facciate di palazzi, musei, teatri. Vertical Dance è spettacolo outdoor e indoor, fondendo all’occorrenza danza e architettura urbana insieme. 

L’unicità dello spettacolo può quindi ben rappresentare l’unicità del brand dell’azienda (Francesca Pezzutto – AD Pro-Meet)” 

Si rimane rapiti dalla leggerezza e al contempo forza dei movimenti dei ballerini. Lo spazio non ha più barriere fisiche e anche il cavo di sicurezza è solo un attrezzo di scena. Guardando gli artisti volteggiare a incredibili altezze ben presto ci si dimentica della difficoltà dell’esibizione. Si viene trasportati nel loro mondo fatto di evoluzioni, piroette, salti, in cui la forza di gravità non ha più ragion d’essere. Vertical Dance è meraviglia, emozione, libertà. 

Vertical Dance 1

Durante la Vertical Dance l’architettura ed il paesaggio si trasformano in quinte, sfondo, assumendo un ruolo centrale nell’esibizione e rendendo di fatto unico ogni spettacolo. La musica viene realizzata appositamente per ogni esibizione fondendo sax e live electronics. 

Mai come in questo caso, occorre vedere i video delle loro performance, per apprezzare completamente la meraviglia dei loro spettacoli aerei.

Vertical Dance nasce nel 1994 a Venezia, dal sodalizio fra la coreografa Wanda Moretti e il musicista Marco Castelli. Desiderosi di dare nuove prospettive a danza e musica, fondano la compagnia Il Posto

Oltre a spettacoli di repertorio, Il Posto crea spettacoli su misura, ideando performance personalizzate in base alle richieste del cliente. 

Vertical Dance: il nostro giudizio

Lavorando ormai da anni con questa compagnia rimaniamo comunque stupite dalla loro voglia di superare, a ogni nuova esibizione, i limiti imposti dalla fisica o dalla struttura architettonica. Arte e professionalità si incontrano qui in un dialogo continuo che continua a meravigliarci ogni volta che abbiamo il piacere di lavorare con loro. Li consigliamo vivamente per i vostri eventi corporate.

concept store

Concept store: ora la spesa di casa si fa fisicamente in azienda

Un concept store innovativo e automatizzato permette di fare la spesa direttamente in ufficio. Welfare aziendale e customer experience ora si legano per offrire servizi di qualità ai dipendenti.

Le Direzioni HR cercano costantemente nuovi servizi e modalità operative per migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti. Non stupisce quindi che si cerchi di intervenire anche sui quei momenti di pausa o extra lavoro per aumentare motivazione e soddisfazione del personale. Può quindi un concept store cambiare radicalmente le abitudini alimentari all’interno di un’azienda e al contempo agevolare i dipendenti consentendo loro di fare fisicamente la spesa in ufficio? Noi di Pro-Meet, che di giornate frenetiche e di cibo sano ce ne intendiamo, crediamo proprio di sì. 

Nel concept store di Foodie’s si trova di tutto

MicroMarket Foodie’s del Gruppo Argenta, nome famoso nel mondo della distribuzione alimentare,  è un retail completo, aperto 24 su 24, che può essere facilmente installato direttamente in azienda. Richiede solo un locale vuoto, una connessione a Internet e logicamente corrente elettrica. Vasto assortimento, pagamento cashless, videosorveglianza sono solo alcune delle caratteristiche di questo nuovo modo di fare retail. Non è richiesto un operatore. Potremmo fare tutto da sole! 

Perfetto per una pausa di lavoro “sana”, grazie alla recente partnership con il noto gruppo EcorNaturaSì, offre sia prodotti freschi, sia confezionati per uno spuntino o per un pranzo/cena ricchi di nutrienti.

Quello che abbiamo particolarmente apprezzato in questa innovativa proposta è la comodità di fare la spesa ogni giorno, in poco tempo, evitando lunghe code e soprattutto limitando lo spreco di cibo. Migliorare il nostro tipo di alimentazione permette di lavorare meglio, di essere più concentrate e produttive. Logico, no? Bravo Foodie’s!

Concept store Cashless
Il pagamento all’interno del concept store Foodie’s avviene cashless. Tutto è automatizzato e richiede solo pochi secondi. Una bella comodità quando si ha poco tempo per la pausa pranzo o prima di scappare a casa con la spesa.
cover corporate philantropy

Corporate philanthropy: per crescere e condividere sul territorio

Il corporate philanthropy vuole avere un impatto forte, duraturo nella società in cui opera e, soprattutto, vive. Per un’azienda essere utile alla società non deve essere una vocazione, ma un risultato.

Il corporate philanthropy può essere strategico per una società che voglia consolidare e ampliare la propria posizione sul mercato di riferimento. Improvvisazione e non professionalità nelle scelte non devono essere opzioni disponibili. Occorre quindi formare il management affinché possa scegliere, coerentemente con i valori dell’azienda, questo tipo di attività dal forte impatto sociale (outcome), di reputazione e d’immagine.

Corporate philanthropy: staccare un assegno non è più sufficiente

Applicare in un progetto di progresso sociale l’istinto, la tensione e la passione che anima il proprio business. Questo è in estrema sintesi il segreto per il Give Back to the Comunity”. Anche in questo caso occorre stabilire obbiettivi per stabilire e misurare l’impatto benefico sull’ambiente in cui si va ad operare. Un approccio “aziendale” permette altresì di capire se il progetto può essere replicabile, scalabile in altre realtà e quali risorse dovranno essere impegnate. La verifica, soprattutto per le grandi aziende, è parte integrante dell’attività di corporate philanthropy.

corporate philantropy woman

Una “nuova” filantropia

Una maggiore consapevolezza dei problemi economici, sociali e ambientali spinge i nuovi filantropi, spesso giovanissimi, a investire su progetti a lungo periodo, piuttosto che ad agire tramite semplici donazioni. Sostenibilità è il nuovo paradigma che deve essere portato avanti per avere un reale e duraturo impatto sulla realtà che li circonda. 

Si cercano quindi partnership, si creano networking per far confluire in modo continuato e soprattutto mirato fondi e investimenti. Si arriva addirittura a parlare di venture philanthropy, impact investing e social investment. Tecnologia e innovazione sono strumenti ormai di uso comune anche in questo settore, proprio perché quotidianamente impiegati dalla nuova generazione di filantropi.

Scegliere bene il proprio profilo

Parlando di investimenti economici, di risorse umane e soprattutto di tempo, occorre delineare con precisione quale tipo di impatto si vuole avere sul territorio. Occorre quindi formare il “philanthropy advisor” affinché possa guidare l’azienda nella scelta del migliore modello di intervento. All’advisor il compito di selezionare i partner non-profit con cui collaborare, la scelta degli asset aziendali da coinvolgere e il livello di comunicazione per un eventuale, se richiesto, ritorno d’immagine.   

Possiamo sostanzialmente raggruppare in quattro categorie i principali profili di corporate philanthropy: 

  1. Filantropia con donazioni occasionali. Spesso concentrate per brevi periodi su attività locali.
  2. Filantropia a tema sociale. Può coincidere o meno con il business dell’azienda.
  3. Filantropia con effetto leva. Occasionale, ma utilizza competenze dell’azienda stessa.
  4. Filantropia allineata. Fortemente integrata nell’azienda per motivazioni e spirito sociale.
corporate volunteering
Grazie al corporate volunteering molte aziende effettuano attività di team building anche su territori non nazionali. In questo caso appoggiarsi a società con grande esperienza come Pro-Meet è indispensabile.

Corporate Philanthropy: occorre formazione

Come organizzatore di eventi business e b2b ci capita spesso di occuparci di team building e di corporate volunteering. Nel caso specifico di corporate philanthropy ci piace segnalare una realtà, tutta italiana, che da tempo opera con successo in questo settore. 

Dynamo Academy, fondata nel 2010 ed unica Local Authority italiana di CECP (Committee Encouraging Corporate Philanthropy), propone alle aziende un approccio personalizzato con progetti ispirati al modello della Terapia Ricreativa, la base teorico-operativa usata dallo staff Dynamo nelle attività con i bambini con malattie gravi e croniche ospiti di Dynamo Camp a titolo gratuito.

Dynamo Academy ha avviato un progetto di ricerca in collaborazione con SDA Bocconi. Insieme stanno realizzando Giving in Italy” il primo report di ricerca delle donazioni aziendali, che permetterà ai partecipanti di acquisire uno strumento per sviluppare la strategia sociale d’azienda.

dynamo academy corsi
Alcune delle tematiche di consulenza di Dynamo Academy: gestione e valutazione delle donazioni aziendali, engagement e comunicazione interna, strutturazione organizzativa dell’area dedicata alla filantropia.