Tag: business

Massimo Ottoni cover

Massimo Ottoni: la sabbia è ricordo ed emozione

Massimo Ottoni è stato il primo italiano a presentare al pubblico nel 1998 la tecnica della “sand-art”. La sua tecnica gli permette di disegnare incredibili e fantastiche figure con il solo uso delle mani come pennelli, di un banco luminoso come tavolozza, e della sabbia come colori. Il tutto viene ripreso in diretta da una telecamera e proiettato su un grande schermo.

Massimo Ottoni 1
il banco luminoso permette a Massimo di proiettare sul grande schermo i dipinti realizzati con la sabbia.

Il risultato delle sue live performance è a dir poco stupefacente, suscitando sempre grande emozione e coinvolgimento nel pubblico. Ottoni ha tra l’altro riprogettato il banco luminoso affinché questi non proietti le sue dita sullo schermo. La sabbia pare prendere vita come per magia, e l’atmosfera che viene a crearsi nella sala è uno dei motivi che lo rendono perfetto per un evento aziendale. Le figure si susseguono una dopo l’altra prendendo vita ognuna dalla precedente, proprio come lo scorrere incessante delle sabbie del tempo. 

“La live performance di Ottoni è emozione pura” (Francesca Pezzutto AD Pro-Meet)

Mai come in questo caso la tecnologia utilizzata “scompare”, divenendo solo uno strumento ad uso dell’artista per esprimersi. Le mani di Ottoni corrono veloci sul banco, spingendo lo spettatore a indovinare le forme, le figure, le geometrie delle immagini rappresentate. Il desiderio di provare noi stessi a disegnare è irresistibile! Il sogno diviene realtà alla fine della performance dell’artista quando il pubblico può avvicinarsi al banco e provare.

Massimo Ottoni 2
Arte, emozione e magia. Immagini e musica portano in pochi istanti lo spettatore su altri e incredibili mondi di fantasia.

Massimo Ottoni: note sull’artista

Ottoni si è diplomato all’istituto statale d’arte di Urbino nella sezione di cinema di animazione, partecipa alla realizzazione del videoclip il Re nudo (trasmesso su MTV), realizza film di animazione in proprio, lavorando con la Rainbow di Porto Recanati. Ha realizzato quattro corti di animazione ricevendo riconoscimenti in vari festival del cinema. 

 

Pixel Painting. Con l’arte il tuo evento aziendale sarà indimenticabile!

Pixel Painting è una forma di live-art progettata per focalizzare al massimo le emozioni durante gli eventi aziendali. Christof Breidenich, artista poliedrico e docente di comunicazione e design a Colonia, utilizza la pittura “in diretta”, come strumento per suscitare intense emozioni nei partecipanti all’evento. 

L’artista prende spunto da un’immagine di piccole dimensioni, concordata con l’azienda, per tradurla in un dipinto di dimensioni gigantesche, che può raggiungere diversi metri quadri di superficie.

Pixel Painting tele
Piano piano il dipinto prende forma, volume, abbracciando la totalità delle tele.

Pixel Painting: il progetto da condividere

La superficie su cui viene dipinta l’immagine è composta da tante piccole tele quante sono i partecipanti della serata. L’opera pittorica, una volta terminata, viene nuovamente scomposta in tante piccole unità. Ritroviamo così’ il concetto di “pixel” la più piccola unità di misura delle immagini digitali. 

Pixel Painting collage

 

Nell’epoca della digital transformation, l’arte analogica sposa il concetto di frazione. Viene così ribadita l’idea di come “ogni pezzo sia importante nella costruzione di un progetto aziendale”.  Il senso di appartenenza all’azienda stessa è enfatizzato. Dipendenti, partner e clienti sono motivati a raggiungere, questa volta insieme, nuovi traguardi. Può essere una perfetta conclusione per una serata di festa e di celebrazione per il brand.

“Il Pixel Painting permette di rafforzare, tramite l’arte, l’immagine aziendale”

Con la “live art” è possibile fissare nella memoria l’evento, lasciando ai colori e alle immagini la capacità di ravvivare, a posteriori, il ricordo dell’incontro. Ogni “pixel” firmato dall’artista, verrà poi consegnato ai singoli partecipanti, diventando così un prezioso ricordo del vostro evento corporate. 

Pixel Painting è un’esclusiva per l’Italia di Pro-Meet. CLICCA QUI per scaricare la presentazione!

Pixel Painting firma
Ogni singola tela viene firmata dall’artista e verrà donata a ogni partecipante a ricordo dell’evento.

 

Customer Service: come ti ingaggio con il BOT

Customer Service: il cliente ha sempre ragione? Quasi mai, ma non per questo bisogna lasciargli il ricordo di una pessima customer experience. Come un perfetto supereroe arriva ora in soccorso del cliente e del vendor, il tuttofare digitale, il BOT!

Quante volte all’interno di un negozio ci siamo sentiti soli, abbandonati a noi stessi, magari avendo in mano della merce da provare o semplicemente da restituire. Come spesso avviene in questi casi, lo shop assistant è invisibile o del tutto assente. Esattamente nello stesso modo possiamo sentirci isolati all’interno di un e-commerce, magari distratti da troppi prodotti tutti uguali, menu poco intuitivi o infastiditi da pubblicità troppo invasive. Ora la customer service è prima, durante e anche dopo la fase di acquisto.

Se a tutto questo aggiungiamo che sempre più spesso negozio fisico e digitale sono abilmente aggregati nei servizi da strategie di marketing (in questi casi di parla di “ibridazione dei canali”) la possibilità di rimanere insoddisfatti è altissima. Un cattivo customer service è quindi sempre sinonimo di mancata vendita: ai vendor ricorrere ai ripari!

ibridazione canali
L’ibridazione dei canali secondo una recente ricerca presentata da YourVoice: negozi fisici, ecommerce, app, offrono servizi unici che possono dialogare in modo perfetto tra loro o peggiorare e di molto la customer experience.

Troppo gentile per essere… vero!

Ebbene, anche se la tecnologia non è ancora in grado di teletrasportare uno shop assistant robotico direttamente dove ci troviamo, la soluzione c’è e magari ne stiamo già usufruendo senza accorgercene. Capita sempre più spesso, infatti, che all’interno di un negozio, o durante la navigazione di un sito web di un retailer, un brand o un servizio di telefonia per esempio, di ritrovarci a chattare con una gentile entità pronta a soddisfare ogni nostra esigenza. Al 99,99% non si tratta di un/a solerte assistente quanto piuttosto di un’entità digitale, un chatbot, o come preferiscono farsi chiamare “loro”… un BOT! 

customer service fase 1
Fase 1: scegliamo il prodotto sul sito o nell’app. Siamo per ora soli ma il BOT sta già studiando il nostro comportamento. A breve ci contatterà per chiederci se abbiamo bisogno di altre informazioni o se vogliamo passare direttamente alla cassa. Oggi siamo creativi e in vena di shopping, perfette prede digitali per il “nostro” BOT.

L’esperienza di acquisto viene quindi modificata in positivo grazie all’interazione con un’entità digitale, appositamente programmata, non solo per intercettare le nostre domande, ma per adattarsi al nostro umore e capacità di relazionarci. Fantascienza? Ora non più. Dalla nostra velocità di digitazione, dal numero di parole scritte utilizzate, dal tono delle parole stesse il chatbot è in grado di capire se siamo arrabbiati o annoiati, il nostro probabile (ma non sicuro) grado di istruzione.

BOT: lui sì che ci capisce!

Il customer service digitale è in grado di adattarsi e di interagire meglio di un qualsiasi addetto alle vendite, non avendo sulle spalle, o nei piedi, qualche ora di assistenza alla clientela. È sempre perfetto, sempre puntuale nelle risposte e pronto ad anticipare le nostre prossime domande. Non ultimo e meno importante, è in grado di apprendere da migliaia di domande e casistiche che gli vengono poste ogni giorno. Ma, soprattutto, può apprendere da se stesso, con quello che viene chiamato processo di “machine learning”. La “macchina” apprende da sola. 

customer service fase 2
Fase 2: abbiamo cambiato idea sul colore. Basta una domanda al BOT ed ecco le varianti per il modello da noi scelto. Il BOT sta già pensando che forse i nostri acquisti non termineranno qui. Ed è pronto con nuove proposte.

Quando il chatbot segue la moda

A un recente evento di SalesForce, una delle più evolute piattaforme di CRM per la vendita e l’assistenza nel mondo ecommerce, è stato presentato un caso eclatante che dimostra tutta la potenza dei BOT odierni. La dimostrazione simulava, usando piattaforma e BOT già attivi, l’acquisto e la personalizzazione di abbigliamento sportivo nello store online di un noto brand americano.

Ma andiamo di cronaca. Già dai primi attimi all’interno del portale il BOT ci intercetta. Conosce infatti i nostri gusti, se siamo già clienti del brand e quindi può anticipare le nostre mosse o solo affiancarci durante le fasi di acquisto. Ora ci sentiamo più sicuri: siamo stati riconosciuti (ricordate il saluto del vecchio negoziante?) e sappiamo che lui è lì pronto ad aiutarci. Non verrà distratto da altri clienti. È tutto per noi. Nei momenti di pausa, magari perché qualche email o messaggio ci distrae, ci ricorda gentilmente dell’articolo in sospeso. Anche se siamo andati su un altro sito lui ci ingaggia nuovamente con pubblicità ad hoc. E lo fa anche se cambiamo dispositivo. Ed è questa la vera novità della piattaforma. Ma sempre con la massima “robotica” gentilezza. Con poche e semplici domande ci accompagna alla cassa, chiudendo acquisto e una perfetta user experience. 

customer service fase 3
Fase 3: ecco il colore che desideravamo. Il blu di prima era troppo scontato. Meglio il color oro. La moda quest’anno lo impone. Il BOT è pronto ha già in serbo per noi altri prodotti che si abbinano perfettamente a questo modello di calzatura.

Customer care: la ricerca della perfezione

Grazie ai pagamenti digitali chiudere l’acquisto è una questione di un secondo, giusto il tocco della nostra impronta per autorizzare il pagamento o uno sguardo allo schermo con il riconoscimento facciale. Il BOT ci aiuta, ci propone alternative di pagamento, chiede se abbiamo bisogno della fattura e nel caso ce la invia prontamente. Il nuovo customer service è quasi perfetto. L’intervento umano è ridotto a un caso su 1000. E anche su quello i BOT ci stanno lavorando…

customer service fase 4
Fase 4: il BOT di propone interessanti abbinamenti. Per lui è facile erano minuti che li aveva pronti. Tutta la sua attenzione è su di noi. Non viene distratto da altri clienti. La nostra customer experience nelle sua mani è perfetta, anzi unica, proprio come vogliamo che sia. Alla fine il “buongiorno signora/e” del negoziante non ci basta più.

Se invece preferite ancora un sano e analogico contatto umano, magari per organizzare uno dei vostri prossimi event aziendali di team building o incentive, noi di Pro-Meet siamo pronte ad ascoltarvi e a rendere unica la vostra Customer Experience! Lo garantisce anche il nostro BOT 🙂 

 

concept store

Concept store: ora la spesa di casa si fa fisicamente in azienda

Un concept store innovativo e automatizzato permette di fare la spesa direttamente in ufficio. Welfare aziendale e customer experience ora si legano per offrire servizi di qualità ai dipendenti.

Le Direzioni HR cercano costantemente nuovi servizi e modalità operative per migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti. Non stupisce quindi che si cerchi di intervenire anche sui quei momenti di pausa o extra lavoro per aumentare motivazione e soddisfazione del personale. Può quindi un concept store cambiare radicalmente le abitudini alimentari all’interno di un’azienda e al contempo agevolare i dipendenti consentendo loro di fare fisicamente la spesa in ufficio? Noi di Pro-Meet, che di giornate frenetiche e di cibo sano ce ne intendiamo, crediamo proprio di sì. 

Nel concept store di Foodie’s si trova di tutto

MicroMarket Foodie’s del Gruppo Argenta, nome famoso nel mondo della distribuzione alimentare,  è un retail completo, aperto 24 su 24, che può essere facilmente installato direttamente in azienda. Richiede solo un locale vuoto, una connessione a Internet e logicamente corrente elettrica. Vasto assortimento, pagamento cashless, videosorveglianza sono solo alcune delle caratteristiche di questo nuovo modo di fare retail. Non è richiesto un operatore. Potremmo fare tutto da sole! 

Perfetto per una pausa di lavoro “sana”, grazie alla recente partnership con il noto gruppo EcorNaturaSì, offre sia prodotti freschi, sia confezionati per uno spuntino o per un pranzo/cena ricchi di nutrienti.

Quello che abbiamo particolarmente apprezzato in questa innovativa proposta è la comodità di fare la spesa ogni giorno, in poco tempo, evitando lunghe code e soprattutto limitando lo spreco di cibo. Migliorare il nostro tipo di alimentazione permette di lavorare meglio, di essere più concentrate e produttive. Logico, no? Bravo Foodie’s!

Concept store Cashless
Il pagamento all’interno del concept store Foodie’s avviene cashless. Tutto è automatizzato e richiede solo pochi secondi. Una bella comodità quando si ha poco tempo per la pausa pranzo o prima di scappare a casa con la spesa.
cover corporate philantropy

Corporate philanthropy: per crescere e condividere sul territorio

Il corporate philanthropy vuole avere un impatto forte, duraturo nella società in cui opera e, soprattutto, vive. Per un’azienda essere utile alla società non deve essere una vocazione, ma un risultato.

Il corporate philanthropy può essere strategico per una società che voglia consolidare e ampliare la propria posizione sul mercato di riferimento. Improvvisazione e non professionalità nelle scelte non devono essere opzioni disponibili. Occorre quindi formare il management affinché possa scegliere, coerentemente con i valori dell’azienda, questo tipo di attività dal forte impatto sociale (outcome), di reputazione e d’immagine.

Corporate philanthropy: staccare un assegno non è più sufficiente

Applicare in un progetto di progresso sociale l’istinto, la tensione e la passione che anima il proprio business. Questo è in estrema sintesi il segreto per il Give Back to the Comunity”. Anche in questo caso occorre stabilire obbiettivi per stabilire e misurare l’impatto benefico sull’ambiente in cui si va ad operare. Un approccio “aziendale” permette altresì di capire se il progetto può essere replicabile, scalabile in altre realtà e quali risorse dovranno essere impegnate. La verifica, soprattutto per le grandi aziende, è parte integrante dell’attività di corporate philanthropy.

corporate philantropy woman

Una “nuova” filantropia

Una maggiore consapevolezza dei problemi economici, sociali e ambientali spinge i nuovi filantropi, spesso giovanissimi, a investire su progetti a lungo periodo, piuttosto che ad agire tramite semplici donazioni. Sostenibilità è il nuovo paradigma che deve essere portato avanti per avere un reale e duraturo impatto sulla realtà che li circonda. 

Si cercano quindi partnership, si creano networking per far confluire in modo continuato e soprattutto mirato fondi e investimenti. Si arriva addirittura a parlare di venture philanthropy, impact investing e social investment. Tecnologia e innovazione sono strumenti ormai di uso comune anche in questo settore, proprio perché quotidianamente impiegati dalla nuova generazione di filantropi.

Scegliere bene il proprio profilo

Parlando di investimenti economici, di risorse umane e soprattutto di tempo, occorre delineare con precisione quale tipo di impatto si vuole avere sul territorio. Occorre quindi formare il “philanthropy advisor” affinché possa guidare l’azienda nella scelta del migliore modello di intervento. All’advisor il compito di selezionare i partner non-profit con cui collaborare, la scelta degli asset aziendali da coinvolgere e il livello di comunicazione per un eventuale, se richiesto, ritorno d’immagine.   

Possiamo sostanzialmente raggruppare in quattro categorie i principali profili di corporate philanthropy: 

  1. Filantropia con donazioni occasionali. Spesso concentrate per brevi periodi su attività locali.
  2. Filantropia a tema sociale. Può coincidere o meno con il business dell’azienda.
  3. Filantropia con effetto leva. Occasionale, ma utilizza competenze dell’azienda stessa.
  4. Filantropia allineata. Fortemente integrata nell’azienda per motivazioni e spirito sociale.
corporate volunteering
Grazie al corporate volunteering molte aziende effettuano attività di team building anche su territori non nazionali. In questo caso appoggiarsi a società con grande esperienza come Pro-Meet è indispensabile.

Corporate Philanthropy: occorre formazione

Come organizzatore di eventi business e b2b ci capita spesso di occuparci di team building e di corporate volunteering. Nel caso specifico di corporate philanthropy ci piace segnalare una realtà, tutta italiana, che da tempo opera con successo in questo settore. 

Dynamo Academy, fondata nel 2010 ed unica Local Authority italiana di CECP (Committee Encouraging Corporate Philanthropy), propone alle aziende un approccio personalizzato con progetti ispirati al modello della Terapia Ricreativa, la base teorico-operativa usata dallo staff Dynamo nelle attività con i bambini con malattie gravi e croniche ospiti di Dynamo Camp a titolo gratuito.

Dynamo Academy ha avviato un progetto di ricerca in collaborazione con SDA Bocconi. Insieme stanno realizzando Giving in Italy” il primo report di ricerca delle donazioni aziendali, che permetterà ai partecipanti di acquisire uno strumento per sviluppare la strategia sociale d’azienda.

dynamo academy corsi
Alcune delle tematiche di consulenza di Dynamo Academy: gestione e valutazione delle donazioni aziendali, engagement e comunicazione interna, strutturazione organizzativa dell’area dedicata alla filantropia.