News

Customer Service: come ti ingaggio con il BOT

Customer Service: il cliente ha sempre ragione? Quasi mai, ma non per questo bisogna lasciargli il ricordo di una pessima customer experience. Come un perfetto supereroe arriva ora in soccorso del cliente e del vendor, il tuttofare digitale, il BOT!

Quante volte all’interno di un negozio ci siamo sentiti soli, abbandonati a noi stessi, magari avendo in mano della merce da provare o semplicemente da restituire. Come spesso avviene in questi casi, lo shop assistant è invisibile o del tutto assente. Esattamente nello stesso modo possiamo sentirci isolati all’interno di un e-commerce, magari distratti da troppi prodotti tutti uguali, menu poco intuitivi o infastiditi da pubblicità troppo invasive. Ora la customer service è prima, durante e anche dopo la fase di acquisto.

Se a tutto questo aggiungiamo che sempre più spesso negozio fisico e digitale sono abilmente aggregati nei servizi da strategie di marketing (in questi casi di parla di “ibridazione dei canali”) la possibilità di rimanere insoddisfatti è altissima. Un cattivo customer service è quindi sempre sinonimo di mancata vendita: ai vendor ricorrere ai ripari!

ibridazione canali
L’ibridazione dei canali secondo una recente ricerca presentata da YourVoice: negozi fisici, ecommerce, app, offrono servizi unici che possono dialogare in modo perfetto tra loro o peggiorare e di molto la customer experience.

Troppo gentile per essere… vero!

Ebbene, anche se la tecnologia non è ancora in grado di teletrasportare uno shop assistant robotico direttamente dove ci troviamo, la soluzione c’è e magari ne stiamo già usufruendo senza accorgercene. Capita sempre più spesso, infatti, che all’interno di un negozio, o durante la navigazione di un sito web di un retailer, un brand o un servizio di telefonia per esempio, di ritrovarci a chattare con una gentile entità pronta a soddisfare ogni nostra esigenza. Al 99,99% non si tratta di un/a solerte assistente quanto piuttosto di un’entità digitale, un chatbot, o come preferiscono farsi chiamare “loro”… un BOT! 

customer service fase 1
Fase 1: scegliamo il prodotto sul sito o nell’app. Siamo per ora soli ma il BOT sta già studiando il nostro comportamento. A breve ci contatterà per chiederci se abbiamo bisogno di altre informazioni o se vogliamo passare direttamente alla cassa. Oggi siamo creativi e in vena di shopping, perfette prede digitali per il “nostro” BOT.

L’esperienza di acquisto viene quindi modificata in positivo grazie all’interazione con un’entità digitale, appositamente programmata, non solo per intercettare le nostre domande, ma per adattarsi al nostro umore e capacità di relazionarci. Fantascienza? Ora non più. Dalla nostra velocità di digitazione, dal numero di parole scritte utilizzate, dal tono delle parole stesse il chatbot è in grado di capire se siamo arrabbiati o annoiati, il nostro probabile (ma non sicuro) grado di istruzione.

BOT: lui sì che ci capisce!

Il customer service digitale è in grado di adattarsi e di interagire meglio di un qualsiasi addetto alle vendite, non avendo sulle spalle, o nei piedi, qualche ora di assistenza alla clientela. È sempre perfetto, sempre puntuale nelle risposte e pronto ad anticipare le nostre prossime domande. Non ultimo e meno importante, è in grado di apprendere da migliaia di domande e casistiche che gli vengono poste ogni giorno. Ma, soprattutto, può apprendere da se stesso, con quello che viene chiamato processo di “machine learning”. La “macchina” apprende da sola. 

customer service fase 2
Fase 2: abbiamo cambiato idea sul colore. Basta una domanda al BOT ed ecco le varianti per il modello da noi scelto. Il BOT sta già pensando che forse i nostri acquisti non termineranno qui. Ed è pronto con nuove proposte.

Quando il chatbot segue la moda

A un recente evento di SalesForce, una delle più evolute piattaforme di CRM per la vendita e l’assistenza nel mondo ecommerce, è stato presentato un caso eclatante che dimostra tutta la potenza dei BOT odierni. La dimostrazione simulava, usando piattaforma e BOT già attivi, l’acquisto e la personalizzazione di abbigliamento sportivo nello store online di un noto brand americano.

Ma andiamo di cronaca. Già dai primi attimi all’interno del portale il BOT ci intercetta. Conosce infatti i nostri gusti, se siamo già clienti del brand e quindi può anticipare le nostre mosse o solo affiancarci durante le fasi di acquisto. Ora ci sentiamo più sicuri: siamo stati riconosciuti (ricordate il saluto del vecchio negoziante?) e sappiamo che lui è lì pronto ad aiutarci. Non verrà distratto da altri clienti. È tutto per noi. Nei momenti di pausa, magari perché qualche email o messaggio ci distrae, ci ricorda gentilmente dell’articolo in sospeso. Anche se siamo andati su un altro sito lui ci ingaggia nuovamente con pubblicità ad hoc. E lo fa anche se cambiamo dispositivo. Ed è questa la vera novità della piattaforma. Ma sempre con la massima “robotica” gentilezza. Con poche e semplici domande ci accompagna alla cassa, chiudendo acquisto e una perfetta user experience. 

customer service fase 3
Fase 3: ecco il colore che desideravamo. Il blu di prima era troppo scontato. Meglio il color oro. La moda quest’anno lo impone. Il BOT è pronto ha già in serbo per noi altri prodotti che si abbinano perfettamente a questo modello di calzatura.

Customer care: la ricerca della perfezione

Grazie ai pagamenti digitali chiudere l’acquisto è una questione di un secondo, giusto il tocco della nostra impronta per autorizzare il pagamento o uno sguardo allo schermo con il riconoscimento facciale. Il BOT ci aiuta, ci propone alternative di pagamento, chiede se abbiamo bisogno della fattura e nel caso ce la invia prontamente. Il nuovo customer service è quasi perfetto. L’intervento umano è ridotto a un caso su 1000. E anche su quello i BOT ci stanno lavorando…

customer service fase 4
Fase 4: il BOT di propone interessanti abbinamenti. Per lui è facile erano minuti che li aveva pronti. Tutta la sua attenzione è su di noi. Non viene distratto da altri clienti. La nostra customer experience nelle sua mani è perfetta, anzi unica, proprio come vogliamo che sia. Alla fine il “buongiorno signora/e” del negoziante non ci basta più.

Se invece preferite ancora un sano e analogico contatto umano, magari per organizzare uno dei vostri prossimi event aziendali di team building o incentive, noi di Pro-Meet siamo pronte ad ascoltarvi e a rendere unica la vostra Customer Experience! Lo garantisce anche il nostro BOT 🙂 

 

HR anticipare futuro

Direzione HR e People 4.0: nuove sfide digitali per la direzione del personale

Direzione HR e digitalizzazione. Intelligenze artificiali, chatbot, analytics e logiche di gamification sono gli strumenti per affrontare le nuove sfide. 

 Aziende come Pro-Meet e Direzione HR lavorano da sempre, fianco a fianco, nell’organizzare eventi tesi a formare e agevolare il miglioramento della condizione professionale all’interno delle società. Che si parli di team building o incentive, il fine è sempre il medesimo: infondere motivazione ed entusiasmo tra i componenti e i collaboratori dell’azienda. Il ruolo delle HR è in questo caso fondamentale. A suo carico la scelta e la pianificazione di questo tipo di attività, selezionando in modo accurato il personale più adatto a partecipare a questi percorsi formativi. Il tema è stato affrontato recentemente dagli Osservatori del Politecnico di Milano. Noi di Pro-Meet eravamo interessate spettatrici. 

HR people 4.0
Mariano Corso degli Osservatori illustra come le nuove tecnologie digitali mettano in discussione i concetti base all’interno delle aziende: professionalità, competenze e soprattutto occupazione.

Direzione HR: la sfida parte all’interno

A sua volta però, il mondo delle HR è scosso da una rivoluzione, quella digitale, che porta non solo ulteriori strumenti ma richiede nuove professionalità e specifici aggiornamenti di quelle già in essere.  Si parla sempre più spesso di HR Skills per sottolineare come, per affrontare queste nuove sfide, siano necessarie abilità peculiari. Durante l’evento organizzato dagli Osservatori del Politecnico di Milano sono state ben riassunte dal team di ricercatori coordinati da Mariano Corso. 
  1. Digital People Strategy: saper tradurre l’impatto della rivoluzione digitale all’interno di una strategia di crescita del personale dell’azienda. 
  2. Change Capability: supportare sia a livelli di processi di HR sia all’interno dell’organizzazione i cambiamenti dovuti alla digital transformation 
  3. Digital People Care: migliorare i rapporti di collaborazione con l’esterno e al contempo accompagnare il percorso dei nuovi candidati. 
  4. Data Driven analysis & decision making: aumentare sia dal punto di vista qualitativo sia numerico le decisioni prese utilizzando gli strumenti digitali e i dati a disposizione. 
  5. Tools & Channels: capacità di scelta e di utilizzo dei nuovi strumenti digitali per il mondo HR.
Direzione people strategy
È indispensabile per la Direzione HR dotarsi di una People Strategy per affrontare la Digital Transformation.
È necessario, per la Direzione HR, intraprendere un percorso di crescita per comprendere quali siano gli strumenti digitali a sua disposizione. Occorre accompagnare in modo coerente il personale dell’azienda attraverso questo cambiamento. Questo inciderà non solo sul lato professionale della forza lavoro, ma produrrà profondi cambiamenti sulla società civile. La sfida è lanciata. ProMeet è pronta a fare la sua parte. E la tua azienda? 
Direzione osservatori
Una delle molte slide pubblicate dagli Osservatori.net. Ecco in dettaglio alcuni delle sfide che attendono nel 2018 il mondo delle Direzioni HR.
concept store

Concept store: ora la spesa di casa si fa fisicamente in azienda

Un concept store innovativo e automatizzato permette di fare la spesa direttamente in ufficio. Welfare aziendale e customer experience ora si legano per offrire servizi di qualità ai dipendenti.

Le Direzioni HR cercano costantemente nuovi servizi e modalità operative per migliorare le condizioni di lavoro dei propri dipendenti. Non stupisce quindi che si cerchi di intervenire anche sui quei momenti di pausa o extra lavoro per aumentare motivazione e soddisfazione del personale. Può quindi un concept store cambiare radicalmente le abitudini alimentari all’interno di un’azienda e al contempo agevolare i dipendenti consentendo loro di fare fisicamente la spesa in ufficio? Noi di Pro-Meet, che di giornate frenetiche e di cibo sano ce ne intendiamo, crediamo proprio di sì. 

Nel concept store di Foodie’s si trova di tutto

MicroMarket Foodie’s del Gruppo Argenta, nome famoso nel mondo della distribuzione alimentare,  è un retail completo, aperto 24 su 24, che può essere facilmente installato direttamente in azienda. Richiede solo un locale vuoto, una connessione a Internet e logicamente corrente elettrica. Vasto assortimento, pagamento cashless, videosorveglianza sono solo alcune delle caratteristiche di questo nuovo modo di fare retail. Non è richiesto un operatore. Potremmo fare tutto da sole! 

Perfetto per una pausa di lavoro “sana”, grazie alla recente partnership con il noto gruppo EcorNaturaSì, offre sia prodotti freschi, sia confezionati per uno spuntino o per un pranzo/cena ricchi di nutrienti.

Quello che abbiamo particolarmente apprezzato in questa innovativa proposta è la comodità di fare la spesa ogni giorno, in poco tempo, evitando lunghe code e soprattutto limitando lo spreco di cibo. Migliorare il nostro tipo di alimentazione permette di lavorare meglio, di essere più concentrate e produttive. Logico, no? Bravo Foodie’s!

Concept store Cashless
Il pagamento all’interno del concept store Foodie’s avviene cashless. Tutto è automatizzato e richiede solo pochi secondi. Una bella comodità quando si ha poco tempo per la pausa pranzo o prima di scappare a casa con la spesa.
riconoscimento facciale

Riconoscimento facciale: ora sappiamo chi sei 🙂!

Il riconoscimento facciale dal 18 luglio sarà utilizzato negli aeroporti parigini per identificare senza possibilità di errore i passeggeri in arrivo. Ma lo potremo usare anche negli eventi aziendali? Ecco quello che abbiamo scoperto… 

Se il riconoscimento facciale sembrava una tecnologia da fantascienza solo fino a qualche anno fa ora è tra gli “strumenti” più usati nei nostri comportamenti quotidiani. Utilizziamo il riconoscimento facciale per sbloccare in tutta sicurezza il nostro smartphone e ora anche per accedere al profilo Facebook. 

La sicurezza è quindi la parola d’ordine per accelerare tecnologie che di norma avremmo giudicato troppo invasive della nostra privacy. Se la notizia che la Cina si sia dotata di oltre 176 milioni di videocamere di sicurezza su tutto il territorio nazionale, cifra che aumenta del 13% anno su anno (3% il rateo di crescita mondiale), non stupisce che gli aeroporti internazionali siano tra i punti più sorvegliati del pianeta.

Con riconoscimento facciale tempi ridotti di accesso
Con il riconoscimento facciale sarà possibile velocizzare gli accessi riducendo fino a un terzo i tempi necessari.

Riconoscimento facciale: operazioni più veloci

Da metà luglio tutti i passeggeri in arrivo sul territorio francese negli aeroporti di Parigi verranno identificati tramite riconoscimento facciale. L’operazione ridurrà sensibilmente i tempi di sbarco, passando dagli attuali 30 secondi a soli 10 secondi. 

Saranno novanta le postazioni abilitate, favorendo il flusso in uscita di uno degli scali più trafficati al mondo con oltre 110 milioni di passeggeri ogni anno. Più tecnologia, più sicurezza, quindi operazioni più veloci. La formula sembra semplice e immediata. Ma il riconoscimento facciale sarà utilizzato solo per questo? Sembra proprio di no.

Un affare miliardario!

Non molti nei paesi occidentali hanno sentito parlare di Sense Time, una start-up, nata nel 2014 in Cina. Vantando tra i suoi investitori Alibaba, Qualcomm (gigante americano dell’IT) e Dalian Wanda, colosso mondiale del real estate, ha appena raggiunto i 3 miliardi di dollari di finanziamenti. Il suo campo? Facile. Il riconoscimento facciale. Il suo cliente più importante? Scontato. Il governo cinese. 

Sense Time ha avuto accesso a tutti i dati dei cittadini cinesi, consentendo, grazie al riconoscimento facciale, di poter tracciare a breve gli spostamenti dell’intera popolazione. Ha fatto scalpore tra gli addetti della sicurezza mondiale la notizia che un uomo, sospettato di reati economici, sia stato individuato tra una folla di 50 mila persone durante un concerto pop a Nanchang. Il governo cinese stima per questo settore che il volume di affari entro il 2030 sarà di circa 130 miliardi di dollari.

riconoscimento facciale system 2030
Per questo settore il giro di affari entro il 2030 arriverà a 130 miliardi di dollari.

Il futuro è qui

Sempre in Cina, squadre speciali di poliziotti sono già in grado di utilizzare speciali mini telecamere montate sugli occhiali per effettuare screening di massa. Stazioni del metro o ferroviarie anche molto affollate sono terreno di esercitazione per queste nuove tecnologie. Già ora è possibile collegare il volto di un sospetto al suo profilo identificativo e per farlo è bastato inquadrarlo con un semplice movimento della testa. Realtà aumentata e virtuale sono alla base di queste funzioni “poliziesche”. 

La privacy? Qualcosa di ormai superato. Per avere speciali sconti abbiamo fornito i nostri dati identificativi a supermercati, store ed e-commerce. I canali social, smartphone e computer possono riconoscerci mediante il riconoscimento facciale. Non possiamo quindi lamentarci se tra qualche mese verremo riconosciuti per nome e cognome da una vetrina o totem “intelligente” dotato di videocamera. 

riconoscimento facciale marketing
Vetrine digitali e totem “smart”. Basterà fermarsi davanti a una vetrina per essere riconosciuti e raggiunti da offerte e messaggi personalizzati? Sembra proprio di sì.

È il marketing bellezza!

Chiamatelo come preferite biomarketing o marketing emozionale. In ogni caso di tratta di rilevare mediante dispositivi “smart” le nostre reazioni per capire il nostro interesse verso brand e prodotti. La telecamera rileva dal nostro viso stupore, perplessità, interesse. Battiti cardiaci e pulsazioni sono facilmente rilevabili da tecnologie a basso costo. In pochi secondi, saremo riconosciuti, analizzati e la vetrina digitale del negozio cambierà a seconda del nostro umore ed emozioni. Il mondo che ci attende è progettato per riconoscerci e facilitarci la vita quotidiana. Più sicuri, più informati, più veloci. Basta essere consapevoli che la privacy è un lusso che abbiamo perso da tempo. 

cover corporate philantropy

Corporate philanthropy: per crescere e condividere sul territorio

Il corporate philanthropy vuole avere un impatto forte, duraturo nella società in cui opera e, soprattutto, vive. Per un’azienda essere utile alla società non deve essere una vocazione, ma un risultato.

Il corporate philanthropy può essere strategico per una società che voglia consolidare e ampliare la propria posizione sul mercato di riferimento. Improvvisazione e non professionalità nelle scelte non devono essere opzioni disponibili. Occorre quindi formare il management affinché possa scegliere, coerentemente con i valori dell’azienda, questo tipo di attività dal forte impatto sociale (outcome), di reputazione e d’immagine.

Corporate philanthropy: staccare un assegno non è più sufficiente

Applicare in un progetto di progresso sociale l’istinto, la tensione e la passione che anima il proprio business. Questo è in estrema sintesi il segreto per il Give Back to the Comunity”. Anche in questo caso occorre stabilire obbiettivi per stabilire e misurare l’impatto benefico sull’ambiente in cui si va ad operare. Un approccio “aziendale” permette altresì di capire se il progetto può essere replicabile, scalabile in altre realtà e quali risorse dovranno essere impegnate. La verifica, soprattutto per le grandi aziende, è parte integrante dell’attività di corporate philanthropy.

corporate philantropy woman

Una “nuova” filantropia

Una maggiore consapevolezza dei problemi economici, sociali e ambientali spinge i nuovi filantropi, spesso giovanissimi, a investire su progetti a lungo periodo, piuttosto che ad agire tramite semplici donazioni. Sostenibilità è il nuovo paradigma che deve essere portato avanti per avere un reale e duraturo impatto sulla realtà che li circonda. 

Si cercano quindi partnership, si creano networking per far confluire in modo continuato e soprattutto mirato fondi e investimenti. Si arriva addirittura a parlare di venture philanthropy, impact investing e social investment. Tecnologia e innovazione sono strumenti ormai di uso comune anche in questo settore, proprio perché quotidianamente impiegati dalla nuova generazione di filantropi.

Scegliere bene il proprio profilo

Parlando di investimenti economici, di risorse umane e soprattutto di tempo, occorre delineare con precisione quale tipo di impatto si vuole avere sul territorio. Occorre quindi formare il “philanthropy advisor” affinché possa guidare l’azienda nella scelta del migliore modello di intervento. All’advisor il compito di selezionare i partner non-profit con cui collaborare, la scelta degli asset aziendali da coinvolgere e il livello di comunicazione per un eventuale, se richiesto, ritorno d’immagine.   

Possiamo sostanzialmente raggruppare in quattro categorie i principali profili di corporate philanthropy: 

  1. Filantropia con donazioni occasionali. Spesso concentrate per brevi periodi su attività locali.
  2. Filantropia a tema sociale. Può coincidere o meno con il business dell’azienda.
  3. Filantropia con effetto leva. Occasionale, ma utilizza competenze dell’azienda stessa.
  4. Filantropia allineata. Fortemente integrata nell’azienda per motivazioni e spirito sociale.
corporate volunteering
Grazie al corporate volunteering molte aziende effettuano attività di team building anche su territori non nazionali. In questo caso appoggiarsi a società con grande esperienza come Pro-Meet è indispensabile.

Corporate Philanthropy: occorre formazione

Come organizzatore di eventi business e b2b ci capita spesso di occuparci di team building e di corporate volunteering. Nel caso specifico di corporate philanthropy ci piace segnalare una realtà, tutta italiana, che da tempo opera con successo in questo settore. 

Dynamo Academy, fondata nel 2010 ed unica Local Authority italiana di CECP (Committee Encouraging Corporate Philanthropy), propone alle aziende un approccio personalizzato con progetti ispirati al modello della Terapia Ricreativa, la base teorico-operativa usata dallo staff Dynamo nelle attività con i bambini con malattie gravi e croniche ospiti di Dynamo Camp a titolo gratuito.

Dynamo Academy ha avviato un progetto di ricerca in collaborazione con SDA Bocconi. Insieme stanno realizzando Giving in Italy” il primo report di ricerca delle donazioni aziendali, che permetterà ai partecipanti di acquisire uno strumento per sviluppare la strategia sociale d’azienda.

dynamo academy corsi
Alcune delle tematiche di consulenza di Dynamo Academy: gestione e valutazione delle donazioni aziendali, engagement e comunicazione interna, strutturazione organizzativa dell’area dedicata alla filantropia.
hotel svart

Hotel a energia positiva: il primo è in Norvegia

Chi non vorrebbe soggiornare in un hotel da sogno sospeso sulle acque di un fiordo norvegese? Il pregio è che sarà anche in grado di produrre, in modo autonomo, più energia del suo fabbisogno.

L’Hotel Svart che prende il nome dall’omonimo ghiacciaio Svartisen sarà costruito poco al di sopra del Circolo Polare Artico, nel nord della Norvegia. Sarà realizzato dalla studio Snøhetta di Oslo, già vincitore di numerosi premi per la realizzazione di edifici e strutture commerciali a basso impatto energetico. Tra i suoi sostenitori e partner anche il noto tour operator norvegese Artic Adventure of Norway.

Hotel pronto nel 2021

Secondo i piani dei progettisti  l’hotel dovrà essere ultimato entro tre anni e sarà altresì in grado di produrre energia in modo autonomo, utilizzando un impianto geotermico per “scambiare” calore con il sottosuolo. Si tratta di una tecnologia impiegata anche in Italia e che vede il Trentino Alto Adige tra le regioni più attive nella sua regolamentazione e utilizzo. Gli impianti geotermici hanno infatti un impatto quasi nullo sull’ambiente circostante con considerevole riduzione delle emissioni di CO2.

Standard Powerhouse: obbiettivo raggiunto!

La scelta di dotare l’hotel di una struttura circolare è nata dall’analisi del comportamento delle radiazioni solari durante un intero anno. Il posizionamento delle ampie finestre quasi a livello del mare consente anche durante le breve giornate artiche di cattura la massima insolazione. L’uso di materiali a bassa “energia incorporata”, ovvero la quantità di energia necessaria a produrre, trasportare, assemblare e sostituire i prodotti necessari alla costruzione dell’edificio, gli consentirà di conseguire la certificazione allo standard Powerhouse, e sarà la struttura realizzata più nord nel mondo secondo questi importati criteri di sostenibilità ambientale. L’hotel sarà in grado di produrre autonomamente l’energia richiesta al suo funzionamento.

hotel panorama circolare
L’Hotel Svart avrà uno sviluppo circolare consentendo a ogni camera di essere raggiunta dalla luce nei vari momenti della giorno artico.

Parola d’ordine: armonia

L’hotel sarà composto da un ampia struttura circolare posata su lunghe palafitte immerse nel freddo mare del nord. L’impressione dalle immagini del progetto è che la struttura, realizzata in legno e vetro, sia quasi priva di peso, naturalmente illuminata dal sole durante tutta la giornata. Il tetto è ricoperto da pannelli solari prodotti in Norvegia. La struttura portante, sospesa sull’acqua consentirà alle barche e ai numerosi kayak di accedere al vasto bacino interno, quasi una piscina privata per i clienti dell’hotel. Una piattaforma a livello del mare costituirà l’unico punto di attracco e di collegamento con i servizi di trasporto via mare. Una navetta anch’essa a basso impatto ambientale fornirà il trasposto dei clienti dalla cittadina di Bodø. 

Progetto legato alla tradizione

Per la progettazione delle stanze, del ristorante e delle terrazze gli architetti si sono ispirati alla cultura e al vernacolo delle regione, e più precisamente al “fiskehjell” una tipica struttura a forma di “A” che viene impiegata per l’essiccazione del pesce e alla “rorbue”, la casa tradizionale utilizzata dai pescatori per la stagione della pesca. Un progetto innovativo, la salvaguardia dell’ambiente, lo studio delle tradizioni e al contempo l’uso sapiente della tecnologia. Come Pro-Meet non vediamo l’ora di organizzare un evento in questo  meraviglioso contesto!  

hotel svart aurora boreale
In perfetta armonia con la natura circostante. Potremo apprezzare il meraviglioso spettacolo dell’aurora boreale direttamente dalla nostra stanza dell’Hotel Svart.
hotel svart struttura
La tipica struttura a palafitte delle case dei pescatori norvegesi caratterizza l’intero progetto di questo innovativo hotel, inclusa una passerella sospesa sulle onde.

Realtà virtuale per valorizzare il tuo evento

Realtà Virtuale e Realtà Aumentata sono le nuove frontiere della tecnologia anche per il mondo degli eventi business. Provare… per credere!

Può la tecnologia rendere unico un evento? Dopo aver sperimentato personalmente, durante il nostro ultimo incontro con Lorenzo Montagna (http://secondstarvr.com), sia la Realtà Virtuale (VR) sia quella Aumentata (AR) crediamo fortemente che la risposta sia ormai obbligatoria. Sì!

Non a caso durante l’incontro è stato coniato il termine MR, Media Reality, a conferma della volontà del team di Secondstar di riunire tecnologia e informazione in un unico, ampio canale comunicativo, in grado di migliorare storytelling e brand experience delle aziende. 

Realtà virtuale: una data storica

Se realtà virtuale e aumentata sono da tempo utilizzate nel mondo del gaming, della formazione e dell’assistenza tecnica, la loro applicazione durante gli eventi business è stata, fino a tempi recenti, più che altro appannaggio di grandi aziende hi-tech. Ricordiamo l’enorme platea di partecipanti all’evento Samsung dello scorso 21 febbraio 2016 a Barcellona per la presentazione dei modelli Galaxy S7, trasmessa attraverso i visori Gear Vr indossati solo” da qualche centinaio di giornalisti invitati. Grazie al software Oculus, acquistato nel 2014 per 2 miliardi di dollari, un istrionico Mark Zuckerberg appena salito sul palco della manifestazione, iniziò a parlare di futuro e di VR, facendo toccare con mano” le enormi potenzialità del suo prodotto di punta, Facebook, in questo campo. Questa data può essere quindi presa come il punto zero degli eventi per VR e AR, ormai sdoganate da quella nicchia di utilizzatori professionali.

 

Realta Virtuale presentazione

La Realtà Virtuale raggiunge il cliente con nuovi servizi digitali

Non stupisce quindi immaginare che a breve (o brevissimo?) saremo coinvolti in reti di servizi raggiungibili solo da queste due tecnologie. Ne è un valido esempio Widiba, banca online, che ha recentemente aperto le prime filiali in sola realtà aumentata. Non a caso sono chiamate Widiba Home, dato che è possibile “entrarvi” stando comodamente seduti sul divano di casa e indossando l’apposito visore per VR.

VR e AR sono quindi prodotti maturi per valorizzare prodotti e servizi per ogni tipologia di azienda, soprattutto durante meeting e presentazioni, eventi di formazione e team building. Grazie ad attività ludico-esperenziali appositamente studiate è possibile aumentare la user experience dei partecipanti. Questo permette loro di immergersi in realtà difficilmente riproponibili all’interno di una sala congressi. 

Affascinate da questo nuovo mondo non potevamo che chiedere al team di Secondstar di affiancarci nella proposta e realizzazione dei nostri prossimi eventi. La sfida è ormai lanciata e noi di ProMeet siamo pronte a raccoglierla. Se volete saperne di più contattateci… vi stupiremo! 

FICO Eataly World – Buona la prima!

Innovare raccontando la tradizione. FICO Eataly World è una delle location più interessanti per presentare aziende e marchi, soprattutto quelli hi-tech come Cambium Networks.

FICO (Fabbrica Italiana Contadina), oltre a essere il parco agroalimentare più grande del mondo, è sicuramente una risorsa nuova e interessante per chi, come noi di ProMeet, organizza eventi aziendali B2B e B2C. L’occasione per fare questa prima e soprattutto felice esperienza ci è stata data da Cambiun Networks, cliente dinamico e tecnologico, in linea perfetta con le caratteristiche del nuovo centro congressi alle porte di Bologna. 

Ingresso Wi-FIco

 

FICO e Cambium Networks: la location perfetta per un marchio hi-tech

L’evento Wi-FIco, dedicato al mondo Enterprise delle soluzioni Wi-Fi (da qui il divertente gioco di parole con l’acronimo FICO), era anche occasione per presentare la strategia di Cambium Networks per il futuro. Argomenti principali, l’analisi sui trend mondiali della tecnologia wireless, novità di prodotto e un approfondimento particolare sui casi di successo dell’azienda. Quello che ci ha favorevolmente impressionate è stata l’ampia disponibilità di spazi. Tutti facilmente configurabili secondo le esigenze di noi organizzatori, ci ha consentito di rimanere fedeli alle richieste del cliente. La sala principale, in grado di ospitare fino a 850 persone, può essere suddivisa in moduli più piccoli, variabili da 2 a 3 a seconda del numero di partecipanti. In questo modo anche per un evento limitato a soli 200/300 unità può essere creata la giusta atmosfera. 


Quando lo spazio serve a raccontare

Davvero ottimo lo spazio offerto dal foyer esterno di oltre 1000 mq, messoci a disposizione per l’accoglienza, l’angolo esposizione prodotti e il classico coffee break. L’ampia superficie consente di ricevere con grande comodità i partecipanti, creando al contempo un luogo di primo incontro dinamico e informale.   

 

Ricordiamo che FICO è il nuovo parco di Eataly, inaugurato a fine 2017 alle porte di Bologna. Vetrina di eccellenza per l’enogastronomia italiana, FICO racchiude 40 luoghi di ristoro differenti, chioschi e bar.

Tra i più noti ristoranti ricordiamo:

  • le Soste di Enrico Bartolini (ristorante stellato)
    il Ristorante del tartufo di Urbani
    (con annessa tartufaia di 500mq)
    il Ristorante del Pesce di Guido da Rimini
    (stellato)
    l’Osteria dei Borghi più belli d’Italia
    La Pasta de La Dispensa di Amerigo
    (stellato) 

Serre, agrumeti, vigneti, uliveti sono solo alcune delle attrazioni ma soprattutto delle meraviglie a testimonianza della biodiversità italiana.  

Felici dell’accoglienza e della professionalità dello staff di FICO non possiamo che augurarci di tornare presto con un nuovo cliente. Magari puoi essere tu! 

Il menu virtuoso

Il menu di un famoso chef e il Sudafrica, paese che cerca nuove soluzioni per sopravvivere alla siccità che lo colpisce. Ecco gli ingredienti per un viaggio che parla di cucina ma, soprattutto, del nostro bene più prezioso, l’acqua.


Un menu completo di un ristorante quanta acqua richiede, nel suo complesso, per la sua preparazione? Non usiamo il termine
sprecata”, ottimisticamente convinte che ogni goccia debba trovare la sua ragione d’uso, ma sicuramente possiamo immaginare diverse centinaia di litri. Se pensiamo infatti alla pulizia e cottura degli alimenti, quella degli ambienti comuni, l’intensivo uso di lavastoviglie e non ultimi il lavaggio dei tovagliati (anche se spesso dati in outsourcing) capiamo come dietro a un semplice piatto possa esserci un consumo idrico davvero elevato. 

Nel menu poca acqua!

Ma può esistere un menu a ridotto impatto ambientale? Certamente sì, a patto però di rivederne completamente sia la progettazione, sia i servizi necessari alla sua produzione. Non stupisce, quindi, che in luoghi dove l’acqua è tra i beni più preziosi, anche uno chef come Luke Dale Roberts, proprietario del The Test Kitchen” a Cape Town (Sudafrica) cinque volte vincitore del titolo come miglior ristorante del paese, abbia voluto portare avanti il suo progetto personale di risparmio idrico, realizzando un menu e un’ottimizzazione dei servizi davvero unici. 
Interno The Test Kitchen menu
L’interno de “The Test Kitchen” *foto da http://www.thetestkitchen.co.za/
Il menu a cui è stato dato il significativo nome di Drought Kitchen Cucina della Siccità”, è stato ripensato per sottolineare come solo con un’attenta pianificazione e l’impegno di tutti si possa contrastare la calamità che sta colpendo il Western Cape, una delle più popolose e ora più aride, province del Sudafrica. 
Lo Chef Roberts ha realizzato un menu che utilizza solo una minima quantità di acqua per la sua preparazione limitando al massimo l’uso di salse e bolliture. Il nuovo menu di sei portate sarà l’unico a disposizione dei clienti e avrà un costo è di 890 rand, circa 60 euro al cambio attuale, bevande e vino esclusi. Il menu sarà servito su piatti di legno prodotti da artigiani locali, aiutando in tal modo le piccole attività vicine al ristorante. L’uso di materiali compostabili, l’eliminazione di tovaglie e tovaglioli di stoffa, consentiranno di ridurre ulteriormente l’impatto ambientale complessivo. 

Risparmiare acqua nei servizi comuni

Da sole, queste semplici accortezze permettono un sensibile risparmio idrico, riducendo settimanalmente il carico di lavastoviglie e lavanderie di quasi 5000 unità. Per tutelare comunque il posto di lavoro del personale addetto alla lavanderia, ora sovradimensionato, sono stati effettuati corsi di riqualificazione prima di un loro nuovo ricollocamento presso le cucine di altri ristoranti dello Chef Roberts.
Alan Winde, Ministro delle Opportunità Economiche del paese, ha sottolineato come la bontà del progetto di Roberts sia proprio nell’ottimizzazione di tutte le attività a contorno della produzione del menu. Si è voluto infatti rendere virtuose le normali procedure in modo da risparmiare su ogni singolo processo. Non solo quindi l’installazione di rubinetti per il risparmio idrico ma, per esempio, anche pratiche soluzioni per la pulizia dei pavimenti, come il riutilizzo dell’acqua proveniente dai secchielli con il ghiaccio utilizzati per rinfrescare le bevande.   
Bastano poche e semplici accorgimenti per ridurre l’impatto di un evento sull’ambiente. Noi di ProMeet lo facciamo sempre!
La Cucina della Siccità” aprirà ufficialmente i battenti il prossimo 1° aprile e sarà attiva, dal martedì al sabato, fino alla fine di maggio. 
Cogliamo l’occasione per ricordare che ProMeet Eventi collabora con #Siticibo e Banco Alimentare nella lotta allo spreco alimentare. 

Le motivazioni contano. Sempre.

Tra le varie tipologie di eventi, quelli dedicati alle forza vendita sono sicuramente tra i più delicati. Si tratta spesso di incontri tra professionisti provenienti da paesi o regioni differenti in cui vengono a confrontarsi lingue, abitudini, mentalità anche molto diverse tra loro. Occorre quindi ricreare un ambiente immersivo e allo stesso tempo stimolante che faciliti lo scambio di idee, esperienze e motivazioni.
In modo particolare se il cliente appartiene al mondo del fashion come TiGi, l’evento deve saper trasmettere quell’atmosfera creativa che si respira all’interno del mondo degli hair stylist.

Nuove motivazioni: formare, stimolare, incoraggiare

In accordo con il cliente abbiamo quindi voluto ricreare alcuni elementi caratteristici di un salone TiGi in modo da rafforzare ogni singolo concetto espresso dagli speaker durante le sessioni. Non a caso uno degli slogan del brand è “conoscere le regole per poterle infrangere”. Conoscere quindi l’ambiente in cui lavorano i collaboratori TiGi è estremamente importante per una forza vendita che può sfruttare a proprio vantaggio un’altissima qualità dei propri prodotti, una community internazionale in forte espansione e team creativi ricchi di motivazioni e attenti alla formazione del personale.

ferri mestiere motivazioni
I “ferri del mestiere” di un professionista TiGi. Lavorare con materiali di qualità permette di elevare i propri standard professionali e trovare sempre nuove motivazioni.
sala attrezzata TiGi
Manca solo un volontario per la sedia da barbiere. Qualcuno disponibile? Ok è ancora troppo presto ma a breve la sala sarà piena così come l’attenzione per i nuovi prodotti a catalogo TiGi.

L’attenzione per il cliente…

… passa anche per un lieto risveglio. Per questo motivo abbiamo prenotato solo camere che fossero rivolte a est in modo da svegliare con il bel sole di Roma tutti gli ospiti dell’evento TiGi per l’intera durata del loro soggiorno. Per trovare nuove motivazioni occorre iniziare la giornata con il piede giusto e un raggio di sole. ProMeet fa miracoli quando si parla di problem solving. Sorprendentemente l’Hotel Selene è stata una “base operativa” perfetta, anche grazie alla cucina dello Chef Raffaele Lenti che ci ha deliziato con le sue creazioni, in completa armonia con la creatività del team TiGi. Anche in cucina ci vogliono grandi motivazioni per raggiungere grandi risultati.

pass Raffaele Lenti
Il pass per il paradiso culinario dello Chef Raffaele Lenti.

Il cambiamento: guidarlo o esserne guidati

L’evento TIGi si è concluso con una esplorazione sui temi del cambiamento che abbiamo voluto affidare a Raffaele Ciardulli, un public speaker che innesta la propria attività di consulente, formatore ed ICF Coach su di una lunga esperienza di marketing maturata in strutturate multinazionali (come potrete scoprire nel suo profilo LinkedIn che troverete qui).

Alla fine del suo intervento gli abbiamo posto alcune domanda sui fattori che stanno modificando i rapporti di lavoro all’interno delle aziende. Le sue risposte evidenziano come le aziende che stanno investendo sulla formazione, sul rafforzamento della coesione interna, sulla costruzione di una emotional experience dei Clienti interni, acquisiscano, nel breve tempo, un vantaggio competitivo difficilmente colmabile dai propri concorrenti.

platea attenta
Una platea attenta è un ottimo inizio anche per il più esperto degli speaker.

ProMeetCiardulli, nella sua veste di coach rileva che “cambiare costa fatica, ancor più che soldi. Non cambiare costa di più”. I manager delle aziende italiane sono finalmente pronti al cambiamento?

RC – Cambiare non è una scelta: tutto ciò che ha vita cambia ma il cambiamento può essere subito o affrontato attivamente. Per affrontarlo attivamente, bisogna avere una ”visione”.
Non si può certo generalizzare ma mi sembra che la consapevolezza dell’impossibilità di ingabbiare il tempo negli schemi del passato sia largamente diffusa.
Forse però non sempre c’è la capacità (o il tempo ? o la libertà ?) di immaginare e costruire nuovi canali all’interno dei quali far scorrere il tempo del presente e quello del futuro. Per questo ci vogliono idee chiare ; al management di TiGi non mancano certo.

ProMeet – Smart working e lavoro mobile. Molto deve essere ancora fatto soprattutto in termini di formazione e coaching del management per affrontare queste nuove sfide. Quali sono le principali difficoltà che i manager incontrano in questo profondo cambiamento del mondo del lavoro?

RC – E’ un tabù difficile da far cadere. Io stesso lavoro tanto da casa ma ho qualche resistenza a dirlo ai Clienti. Siamo cresciuti coltivando la differenza tra tempo e luoghi del lavoro e tempi e luoghi del privato. E i “professionisti di successo” erano quelli che sacrificavano il secondo al primo. Ricostruire una nuova armonia tra i tempi ed i luoghi non è semplice. Possiamo fidarci? Possiamo imparare a misurare la qualità dai risultati e non dal tempo impiegato? Possiamo riuscire a mantenere una dose adeguata di socialità anche da remoto ? Anche il tempo/luogo dell’evento è difficile da gestire. Come può essere lavoro se è lontano dai luoghi del lavoro, se è lontano dalla scansione rigida degli orari di lavoro? Il rischio è che, negli eventi, le sessioni di lavoro siano percepite come l’arido intermezzo tra gradevoli momenti di svago.
La soluzione è forse nella progettazione di eventi che siano momenti di rifondazione dell’accordo tra impresa e collaboratori, momenti di valorizzazione di una visione comune, di esplicitazione di un patto che si manifesta in concreti programmi, in pragmatiche azioni.
L’identificazione del tema e la coerenza con il tema di tutte le parti dell’evento (anche quelle di svago) diventa quindi capitale per il successo dell’evento.

speaker Raffaele Ciardulli
Uscire dalla propria comfort zone è obbligatorio per ognuno di noi se vogliamo che qualcosa di magico succeda nella nostra vita professionale… ma vale anche per quella privata. Grazie Ciardulli!

Capitale umano: finalmente torna centrale

ProMeetFinalmente si sta cercando nelle aziende di sviluppare il capitale umano a disposizione. È stata superata la paura che un dipendente formato possa poi più facilmente cambiare posto di lavoro?
RC – Il vero rischio non è quello di perdere bravi collaboratori dopo averli formati, il vero rischio è pagare dipendenti inadeguati per non averli formati. Ma anche questa consapevolezza richiede una visione dell’impresa e del suo valore immateriale che scardini concetti ed abitudini nati negli opifici di due secoli fa. E questo non è facile.

ProMeetI dipendenti delle aziende sono sempre più spesso visti come i primi testimonial dell’azienda medesima, soprattutto sui canali social. I casi più eclatanti sono le pubblicità di Divani&Divani, e quello meno positivo della direttrice di Intesa Sanpaolo. Non è però possibile inventarsi “comunicatori” dalla notte al giorno e i rischi per le aziende possono essere molti. Quale consigli può dare a un’azienda che voglia “formare” il proprio personale in questa direzione?

RC – Ogni Impresa è un sistema di valori in azione. Quali che siano, dal rampantismo neo-yuppista del “Milanese Imbruttito”, al capitalismo umanista dell’artigiano del lusso umbro. Quando questi valori non vengono riconosciuti, non vengono esplicitati, non vengono condivisi nel concreto non vengono agiti con coerenza, è impossibile che vengano efficacemente rappresentati all’esterno da tutti gli attori dell’impresa.
Non si tratta (solo) di tecniche di comunicazione, non si tratta (solo) di “come dirlo”, ma di “cosa sentire” per poterlo raccontare con efficacia. Per riprendere il tema degli eventi, questi possono essere degli eccellenti momenti per fondare o rifondare la coesione aziendale su questi valori comuni.

 

 

1 2 3 4