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Smart Cities: Milano è un progetto vincente

Smart cities, città intelligenti, connesse o come si dice ora iperconnesse. Sono il futuro, ma per Milano è già il presente, vissuto ogni giorno da chi ci transita, lavora, studia e vive. Sono passate solo poche ore dall’assegnazione delle Olimpiadi Invernali per il 2026 a Milano e Cortina, eppure in città si respira già l’aria, tutta milanese, del “diamoci subito da fare”.

Milano è una smart city perché è soprattutto una città che fa rete. Sia fisica, dato che è una delle città più cablate al mondo, sia sociale e culturale. E ora anche sportiva. In un’epoca che fa della globalizzazione un problema di integrazione culturale, Milano affronta l’ostacolo attingendo alla sua cultura industriale, universitaria e di ricerca. E quando presenta un progetto che unisce, vince.

Le smart cities sono quindi un modo di vedere il futuro, di rispettare gli appuntamenti, come quello del 2026. Per crescere occorre attingere alle forze sane della città come le grandi università, ben 7 quelle presenti sul territorio meneghino. Non a caso arriva la consacrazione del Politecnico di Milano, fucina di progettisti del futuro, come una delle università più prestigiose nel mondo.

Per delineare lo sviluppo delle smart cities, occorre investire in processi di sviluppo, di innovazione e miglioramento. Processi in cui la tecnologia è lo strumento principale e che vedrà, fra sette anni, miliardi di persone collegate ogni giorno per assistere in diretta alle Olimpiadi e milioni di stranieri raggiungere l’Italia per lavoro e svago.

Milano, si viene per lavoro si torna da turisti

Milano sa reinventarsi, sa ridisegnare il suo futuro. La sua forza è anche nella rete creata da innumerevoli associazioni che legano tra loro piccole imprese e grandi aziende. Lo scambio di informazioni, idee ed esperienze è continuo. Sono proprio le informazioni a ridisegnare la realtà in questa nuova “civiltà del dato”, sia dal punto di vista produttivo, sia da quello commerciale.

La comunicazione del dato, dell’informazione, della notizia è il nuovo catalizzatore che porta migliaia di aziende a incontrarsi a Milano e a farne una capitale mondiale per esposizione mediatica.

Le aziende straniere trovano in Milano un incubatore di idee, di energie a cui è possibile partecipare oppure attingere, a seconda dei casi, in modo altrettanto facile. E chi arriva a Milano per lavoro spesso ritorna come turista. Ne sono una prova anche qui i dati che segnano ormai record anno su anno. Lo scorso ottobre le presenze dei turisti hanno superato del 25% quelle di ottobre 2017. Il dato complessivo del 2018 ha segnato un +10% e ha sfiorato gli 8 milioni di presenze grazie a un ottimo supporto offerto da tutte le strutture, alberghiere, ristorazione e trasporto. E può, deve, ancora migliorare.

smart cities milano design week

Smart cities: la città perfetta per eventi business

Un evento business organizzato a Milano gode quindi potenzialmente di un’enorme visibilità e soprattutto di un effetto “memoria” a lungo termine. L’infrastruttura tecnica a supporto, la facilità di trasporto per raggiungere ogni location posta in città, anche con mezzi ecologici, creano reti di comunicazioni uniche in Italia. Per questo Milano è un lab in continua evoluzione, un amplificatore positivo di innovazione. La Milano Olimpica sarà una città che riciclerà il 100% dei rifiuti urbani prodotti e del cibo inutilizzato, come si evince dal progetto che è possibile scaricare qui. Milano sarà una città ancora più green (come i nostri eventi) un valore, sempre più ricercato dai responsabili delle aziende internazionali. Il 2026 è già alle porte: per progettarlo, incontriamoci a Milano!

 

 

 

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Ecosostenibilità anche negli eventi aziendali

La sua ecosostenibilità è uno degli aspetti a cui amiamo dare maggiore peso nella presentazione di un progetto. Negli ultimi anni la nostra collaborazione con Banco Alimentare e Sicitibo ha permesso di recuperare la quasi totalità degli alimenti non consumati e di poterli ridistribuire, in modo solidale, a chi ne avesse avuto più bisogno sul territorio. Ma in questo processo non siamo sole. Dobbiamo infatti ringraziare tutte quelle aziende, nostre clienti, che hanno subito incontrato con entusiasmo questa nostra proposta.

Crediamo però che lo sforzo debba essere ancora maggiore. Le cifre d’altra parte parlano da sole: in Italia l’industria della plastica produce 13,5 miliardi di pezzi ogni anno, quasi tutti prodotti con materiali non efficacemente riciclabili. La recente approvazione della Direttiva Europea, che dovrà essere recepita in Italia a partire dal 2021, vedrà vietata la commercializzazione di diverse tipologie di prodotti in plastica monouso.

ecosostenibilità evento plastica

Abbracciamo quindi con entusiasmo l’iniziativa di Federdistribuzione che vuole anticipare già al 1 di luglio di quest’anno l’introduzione sugli scaffali della grande distribuzione di prodotti monouso in materiale riciclabile e compostabile. Prendiamo quindi a prestito le parole di Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione “…vogliamo essere attori di cambiamento, coerenti con i nuovi valori, anticipando le leggi e stimolando i consumatori verso atteggiamenti e azioni sostenibili e favorevoli alla tutela dell’ambiente.”

Ecosostenibilità: impegno per tutta la filiera

Nel nostro caso, come società organizzatrice di eventi, dobbiamo coinvolgere tutta la filiera, sensibilizzando fornitori e clienti sulle possibili scelte. Durante meeting, coffee breack ed eventi il consumo di plastica usa e getta può essere elevato. Fermo restando che alcuni casi specifici richiedano questo tipo di materiale, la loro riduzione può avvenire utilizzando vetro, materiali biodegradabili e compostabili o derivati da fonti rinnovabili.

Ma ecosostenibilità vuol dire anche richiedere ai catering nostri partner alimenti quanto più possibile a KM0 o comunque prossimi per produzione al territorio in cui l’evento viene organizzato. Preferire logicamente alimenti di stagione, riducendo al minimo l’impatto del trasporto e della loro conservazione.

Alle aziende possiamo offrire informazioni, tracciabilità e trasparenza di tutta la nostra filiera organizzativa. Questa nostra scelta, oltre che etica, nasce anche dalla precisa volontà di aggiungere valore all’evento commissionatoci.  In questo siamo sicure di trovare il favore dei nostri clienti e di quanti andremo a incontrare nei prossimi anni.

 

 

“Perché ai clienti devi volerci bene” (Cit. Paolo Cevoli)

Da oltre 30 anni mi occupo professionalmente di congressuale e lo faccio ogni giorno con l’energia e la convinzione di chi ha fatto della propria passione, il proprio lavoro.

Sono nata in una famiglia molto semplice o come si suol dire, di umili origini. La fortuna ha voluto che – sin da molto giovane – io abbia iniziato a respirare, conoscere ed apprezzare il bello, l’arte, la buona cucina, la musica classica, l’amore per i viaggi, per la lettura e per le lingue. Da lì, il passo è stato breve. La conoscenza delle lingue e la mia curiosità mi hanno portato a lavorare prima nell’allora mitica Turisanda, poi all’Hilton, poi a Londra, poi nel mondo dell’hotellerie.

Iniziare come commerciale di un piccolo centro congressi e – dopo qualche anno – spronata da clienti e da un compagno di vita “illuminato” dar vita alla mia agenzia Pro-Meet, è stato naturale.

Clienti: arrivano le nuove generazioni

In questi 30 anni, tanti sono stati i clienti che ci hanno dato fiducia, impossibile menzionarli tutti. Molti di questi sono stati super fedeli e – recentemente – siamo passate a collaborare con la “seconda generazione”.

Molte porte ci sono state aperte da clienti donne, in particolare una segretaria del direttore vendita di un’importante farmaceutica e una segretaria della direzione formazione di una primaria assicurazione con le quali ho collaborato per anni, sfatando il mito che le donne sono gelose e non “aiutano” le altre donne.

E di donne, è fatto il nostro team. Anche in questo caso possiamo parlare di fedeltà. Giusy, matricola n. 1, è in Pro-Meet da ben 29 anni, seguita da Livia, con noi da 22 e da Simona che sta per raggiungere il traguardo dei 20. Last, but not least, un’altra risorsa importante ci ha raggiunto quasi 4 anni fa: Doriana.

Il mio primo ufficio? Non sono partita da un garage, come vogliono tante storie moderne, ma dal mio minuscolo appartamento. L’arredo? Un fax e una scaffalatura a “serranda” anni ’30, scelto perché potesse armonizzarsi con il resto della casa. Naturale approdare dopo circa 8 mesi in un ex negozio trasformato in ufficio e ancora dotato di utilissime scaffalature, subito riempite di dépliant, faldoni di pratiche, e una quantità di carta che non poteva più trovare posto nei miei 40 mq. di allora. Ora verrei definita una startupper!

clienti editoriale 30 anni
Un momento dello spettacolo di Paolo Cevoli. La storia della sua famiglia è un insegnamento importante per chi dialoga ogni giorno con le aziende.

Ai clienti devi volerci bene!

I 30 anni che mi separano dal 1989 non mi sembrano nemmeno passati. Me lo ricordano i miei capelli sale e pepe. La passione per il mio lavoro è identica a quella di allora, l’amore per i miei clienti pure. E, come dice Paolo Cevoli, romagnolo DOP in uno dei suoi spettacoli: “perché ai clienti devi volerci bene”. E, citando sempre Paolo, il lavoro che svolgo è ben rappresentato da “servi se servi” e – del servizio – ho fatto e faccio il mio credo quotidiano, insieme al mio gruppo di lavoro.

 

Lavorare sempre con il sorriso

Lavorare costa sudore e fatica se, nel farlo, diamo tutto noi stessi. Alle volte però ci permette di fare incontri inaspettati con persone che ci regalano insegnamenti profondi e storie bellissime. Questa è una di “quelle” storie.

A pochi minuti dall’inizio del suo spettacolo teatrale, che ha impreziosito l’evento Mazak di Milano abbiamo chiesto all’imprenditore Paolo Cevoli, che convive felicemente nel corpo e nello spirito di Paolo Cevoli attore, di spiegarci cosa sia la “felicità riflessa”.

La felicità riflessa è quella che si ha quando si lavora per servire gli altri. Lo scopo del lavoro è di servire” – che tradotto nel crudo e tecnico linguaggio marketing “mettere il cliente al centro”. Continua Cevoli “L’ho imparato dal mio babbo che non aveva studiato e non conosceva la customer experience o la customer satisfaction, ma che da buon romagnolo sapeva che – quando il cliente è contento sei contento anche tu –”.

Non è una scelta strategica quella di porsi al cliente con il sorriso, lavorare costa fatica, deve essere un’inclinazione, una propensione naturale. Se è finta, si vede e non funziona. Se invece ce l’hai dentro puoi anche superare il fatto che il cliente è di fatto insopportabile, lo sappiamo tutti”.

Come insopportabile? “Dai ammettiamolo, tutti i clienti sono insopportabili. Quando uno si mette la giacca da cliente diventa insopportabile”. E ogni giorno noi siamo clienti e fornitori di servizi, dipende dalla giacca (o dal cappello, scegliete voi). “Molte volte le persone si vendicano dei torti subiti quando sono clienti o viceversa”.

Quindi dobbiamo scegliere di mettere il servizio al centro? “No, proprio il cliente al centro. Il cliente come persona fisica” Interessante, non l’azienda che esso rappresenta. “Ogni singola persona è importante, non la categoria di clienti. Il servizio è l’oggetto della prestazione, ma il soggetto è la persona” “Traducendolo con il linguaggio della ristorazione – il piatto di lasagne è sempre quello, è il cliente e la sua percezione del prodotto che cambia, e quindi tu lo devi servire in maniera diversa”.

Lavorare con Cevoli spettacolo teatrale

Lavorare con il sorriso: una storia di famiglia

Durante il suo spettacolo Cevoli proietta alcune immagini della sua storia, della sua famiglia. Una famiglia proprietaria di una piccola pensione, zero stelle come sottolinea Paolo Cevoli, legata al territorio della Romagna degli anni 60 e 70.  Sono gli anni del primo boom turistico e di quanti, finalmente, potevano permettersi pochi giorni di ferie al mare dopo anni di sacrifici. Nelle foto i volti della famiglia Cevoli ritratti con i loro clienti sono emblematici: volti sorridenti, magari tirati perla stanchezza, ma sempre sorridenti. Non vogliamo anticipare nulla dello spettacolo che va visto e goduto, sia per le risate (tante) sia per la profondità di certi concetti che arrivano leggeri ma che restano e speriamo mettano radici.

Ai genitori di Cevoli “rubiamo” la frase di saluto con cui si separavano dai loro clienti alla fine della vacanza “Se vi siete trovati bene, magari ritornerete”. È l’augurio che speriamo vi riporti da noi di Pro-Meet. Grazie famiglia Cevoli.

team building Firenze

Team building: un evento davvero ispirato!

Poche righe per proiettarci all’interno di un team building aziendale in cui è già possibile riconoscere molti dei caratteri distintivi di un’attività ben progettata di formazione.

“Benvenuti! Avete ricevuto un badge personale con il colore del team, indossatelo per rendervi riconoscibili. Da ora siete una squadra e dovrete lavorare in gruppo per portare a termine una doppia missione, che vi richiederà realmente di mettere in azione tutte le vostre risorse!”

Ecco qualche parallelismo.

  • Colore del badge > logo aziendale per riconoscersi e in cui riconoscersi.
  • Formare una squadra > sviluppare comportamenti organizzativi e gestione del gruppo
  • Portare a termine una doppia missione > stabilire incarichi, priorità e importanza degli obiettivi
  • Mettere in azione le proprie risorse > ricercare adattabilità, flessibilità e creatività

Ma torniamo per un attimo alla cronistoria dell’evento. Le magiche atmosfere di Firenze hanno fatto da sfondo a un interessante evento, da noi organizzato per due note aziende del mondo del real estate, Antirion e Colliers, impreziosito da un creativo team building pittorico.

Le location

Il Grand Hotel Baglioni e la Cantinetta Antinori sono stati per noi due splendidi punti di riferimento per ospitare gli oltre 85 partecipanti.

Dopo una splendida giornata passata tra le vie e gli incantevoli musei di Firenze, abbiamo portato i partecipanti a gustare le delizie culinarie e i vini della Cantinetta Antinori, un’attività familiare che si tramanda da oltre 600 anni.

Cantina Antinori
Una suggestiva veduta della cantina Antinori

Team building: come nasce l’idea

Per progettare l’attività di team building ci siamo lasciati ispirare dal colore primario dei loghi dei due brand  coinvolti. Un bellissimo blu che ricorda da vicino quello dei lapislazzuli, uno tra i materiali più rari e costosi utilizzati in pittura fin dal medioevo e ben presente nei più celebri capolavori in esposizione a Firenze.

L’indomani abbiamo guidato i partecipanti, divisi per squadre, in un percorso artistico “alla ricerca dell’ispirazione”. Prima tappa la bellissima basilica di SS. Annunziata e conclusione al museo di Leonardo da Vinci. Il tema del team building era infatti la realizzazione di un quadro di oltre 2 metri di lunghezza, che avesse come soggetto l’unione dei due loghi, espressione delle rinnovate sinergie e partnership tra le aziende.

Prima di rientrare in albergo e dare così sfogo alla loro vena creativa, abbiamo incoraggiato i “novelli” artisti a procurarsi i più svariati materiali, in modo da contaminare con la massima creatività le loro opere. Al loro rientro al Grand Hotel Baglioni, hanno trovato la vasta sala Michelangelo, allestita come un enorme e super attrezzato atelier di pittura. Alla fine le sorprese non sono certo mancate!

Team building fase 1
Team building: fase 1 concentrarsi sulle istruzioni è vitale per centrare l’obiettivo.
Team building fase 2
Fase 2: il team è raccolto intorno alla tela. Molte similitudini con il tradizionale brain storming.

Lavorare in gruppo, comunicazione verbale, leadership e propensione al nuovo sono solo alcune delle capacità che questo genere di team building è riuscito a sviluppare. Siamo sicure che le belle immagini a corredo siano il modo più efficace per testimoniare di essere riuscite a raggiungere gli obiettivi posti, e mai imposti, dal cliente.

Team building fase 2
Fase 3: via all’opera creativa. Ma prima scegliamo colori e materiali.
Team building fase 4
Fase 4: l’idea si è concretizzata. Ogni componente del team contribuisce con la propria creatività.
Team building fase 5
Fase 5: tutti le opere sono state completate. Creatività, entusiasmo, coinvolgimento. Ogni team ha dato il massimo!
Massimo Ottoni cover

Massimo Ottoni: la sabbia è ricordo ed emozione

Massimo Ottoni è stato il primo italiano a presentare al pubblico nel 1998 la tecnica della “sand-art”. La sua tecnica gli permette di disegnare incredibili e fantastiche figure con il solo uso delle mani come pennelli, di un banco luminoso come tavolozza, e della sabbia come colori. Il tutto viene ripreso in diretta da una telecamera e proiettato su un grande schermo.

Massimo Ottoni 1
il banco luminoso permette a Massimo di proiettare sul grande schermo i dipinti realizzati con la sabbia.

Il risultato delle sue live performance è a dir poco stupefacente, suscitando sempre grande emozione e coinvolgimento nel pubblico. Ottoni ha tra l’altro riprogettato il banco luminoso affinché questi non proietti le sue dita sullo schermo. La sabbia pare prendere vita come per magia, e l’atmosfera che viene a crearsi nella sala è uno dei motivi che lo rendono perfetto per un evento aziendale. Le figure si susseguono una dopo l’altra prendendo vita ognuna dalla precedente, proprio come lo scorrere incessante delle sabbie del tempo. 

“La live performance di Ottoni è emozione pura” (Francesca Pezzutto AD Pro-Meet)

Mai come in questo caso la tecnologia utilizzata “scompare”, divenendo solo uno strumento ad uso dell’artista per esprimersi. Le mani di Ottoni corrono veloci sul banco, spingendo lo spettatore a indovinare le forme, le figure, le geometrie delle immagini rappresentate. Il desiderio di provare noi stessi a disegnare è irresistibile! Il sogno diviene realtà alla fine della performance dell’artista quando il pubblico può avvicinarsi al banco e provare.

Massimo Ottoni 2
Arte, emozione e magia. Immagini e musica portano in pochi istanti lo spettatore su altri e incredibili mondi di fantasia.

Massimo Ottoni: note sull’artista

Ottoni si è diplomato all’istituto statale d’arte di Urbino nella sezione di cinema di animazione, partecipa alla realizzazione del videoclip il Re nudo (trasmesso su MTV), realizza film di animazione in proprio, lavorando con la Rainbow di Porto Recanati. Ha realizzato quattro corti di animazione ricevendo riconoscimenti in vari festival del cinema. 

 

Pixel Painting. Con l’arte il tuo evento aziendale sarà indimenticabile!

Pixel Painting è una forma di live-art progettata per focalizzare al massimo le emozioni durante gli eventi aziendali. Christof Breidenich, artista poliedrico e docente di comunicazione e design a Colonia, utilizza la pittura “in diretta”, come strumento per suscitare intense emozioni nei partecipanti all’evento. 

L’artista prende spunto da un’immagine di piccole dimensioni, concordata con l’azienda, per tradurla in un dipinto di dimensioni gigantesche, che può raggiungere diversi metri quadri di superficie.

Pixel Painting tele
Piano piano il dipinto prende forma, volume, abbracciando la totalità delle tele.

Pixel Painting: il progetto da condividere

La superficie su cui viene dipinta l’immagine è composta da tante piccole tele quante sono i partecipanti della serata. L’opera pittorica, una volta terminata, viene nuovamente scomposta in tante piccole unità. Ritroviamo così’ il concetto di “pixel” la più piccola unità di misura delle immagini digitali. 

Pixel Painting collage

 

Nell’epoca della digital transformation, l’arte analogica sposa il concetto di frazione. Viene così ribadita l’idea di come “ogni pezzo sia importante nella costruzione di un progetto aziendale”.  Il senso di appartenenza all’azienda stessa è enfatizzato. Dipendenti, partner e clienti sono motivati a raggiungere, questa volta insieme, nuovi traguardi. Può essere una perfetta conclusione per una serata di festa e di celebrazione per il brand.

“Il Pixel Painting permette di rafforzare, tramite l’arte, l’immagine aziendale”

Con la “live art” è possibile fissare nella memoria l’evento, lasciando ai colori e alle immagini la capacità di ravvivare, a posteriori, il ricordo dell’incontro. Ogni “pixel” firmato dall’artista, verrà poi consegnato ai singoli partecipanti, diventando così un prezioso ricordo del vostro evento corporate. 

Pixel Painting è un’esclusiva per l’Italia di Pro-Meet. CLICCA QUI per scaricare la presentazione!

Pixel Painting firma
Ogni singola tela viene firmata dall’artista e verrà donata a ogni partecipante a ricordo dell’evento.

 

Vertical Dance: quando gli angeli danzano per noi!

Vertical Dance è spettacolo alla stato puro. Danza, musica, poesia. Il movimento dei danzatori lascia il piano orizzontale per affrontare quello verticale scalando le superfici di torri, ponti, gru, facciate di palazzi, musei, teatri. Vertical Dance è spettacolo outdoor e indoor, fondendo all’occorrenza danza e architettura urbana insieme. 

L’unicità dello spettacolo può quindi ben rappresentare l’unicità del brand dell’azienda (Francesca Pezzutto – AD Pro-Meet)” 

Si rimane rapiti dalla leggerezza e al contempo forza dei movimenti dei ballerini. Lo spazio non ha più barriere fisiche e anche il cavo di sicurezza è solo un attrezzo di scena. Guardando gli artisti volteggiare a incredibili altezze ben presto ci si dimentica della difficoltà dell’esibizione. Si viene trasportati nel loro mondo fatto di evoluzioni, piroette, salti, in cui la forza di gravità non ha più ragion d’essere. Vertical Dance è meraviglia, emozione, libertà. 

Vertical Dance 1

Durante la Vertical Dance l’architettura ed il paesaggio si trasformano in quinte, sfondo, assumendo un ruolo centrale nell’esibizione e rendendo di fatto unico ogni spettacolo. La musica viene realizzata appositamente per ogni esibizione fondendo sax e live electronics. 

Mai come in questo caso, occorre vedere i video delle loro performance, per apprezzare completamente la meraviglia dei loro spettacoli aerei.

Vertical Dance nasce nel 1994 a Venezia, dal sodalizio fra la coreografa Wanda Moretti e il musicista Marco Castelli. Desiderosi di dare nuove prospettive a danza e musica, fondano la compagnia Il Posto

Oltre a spettacoli di repertorio, Il Posto crea spettacoli su misura, ideando performance personalizzate in base alle richieste del cliente. 

Vertical Dance: il nostro giudizio

Lavorando ormai da anni con questa compagnia rimaniamo comunque stupite dalla loro voglia di superare, a ogni nuova esibizione, i limiti imposti dalla fisica o dalla struttura architettonica. Arte e professionalità si incontrano qui in un dialogo continuo che continua a meravigliarci ogni volta che abbiamo il piacere di lavorare con loro. Li consigliamo vivamente per i vostri eventi corporate.

Customer Service: come ti ingaggio con il BOT

Customer Service: il cliente ha sempre ragione? Quasi mai, ma non per questo bisogna lasciargli il ricordo di una pessima customer experience. Come un perfetto supereroe arriva ora in soccorso del cliente e del vendor, il tuttofare digitale, il BOT!

Quante volte all’interno di un negozio ci siamo sentiti soli, abbandonati a noi stessi, magari avendo in mano della merce da provare o semplicemente da restituire. Come spesso avviene in questi casi, lo shop assistant è invisibile o del tutto assente. Esattamente nello stesso modo possiamo sentirci isolati all’interno di un e-commerce, magari distratti da troppi prodotti tutti uguali, menu poco intuitivi o infastiditi da pubblicità troppo invasive. Ora la customer service è prima, durante e anche dopo la fase di acquisto.

Se a tutto questo aggiungiamo che sempre più spesso negozio fisico e digitale sono abilmente aggregati nei servizi da strategie di marketing (in questi casi di parla di “ibridazione dei canali”) la possibilità di rimanere insoddisfatti è altissima. Un cattivo customer service è quindi sempre sinonimo di mancata vendita: ai vendor ricorrere ai ripari!

ibridazione canali
L’ibridazione dei canali secondo una recente ricerca presentata da YourVoice: negozi fisici, ecommerce, app, offrono servizi unici che possono dialogare in modo perfetto tra loro o peggiorare e di molto la customer experience.

Troppo gentile per essere… vero!

Ebbene, anche se la tecnologia non è ancora in grado di teletrasportare uno shop assistant robotico direttamente dove ci troviamo, la soluzione c’è e magari ne stiamo già usufruendo senza accorgercene. Capita sempre più spesso, infatti, che all’interno di un negozio, o durante la navigazione di un sito web di un retailer, un brand o un servizio di telefonia per esempio, di ritrovarci a chattare con una gentile entità pronta a soddisfare ogni nostra esigenza. Al 99,99% non si tratta di un/a solerte assistente quanto piuttosto di un’entità digitale, un chatbot, o come preferiscono farsi chiamare “loro”… un BOT! 

customer service fase 1
Fase 1: scegliamo il prodotto sul sito o nell’app. Siamo per ora soli ma il BOT sta già studiando il nostro comportamento. A breve ci contatterà per chiederci se abbiamo bisogno di altre informazioni o se vogliamo passare direttamente alla cassa. Oggi siamo creativi e in vena di shopping, perfette prede digitali per il “nostro” BOT.

L’esperienza di acquisto viene quindi modificata in positivo grazie all’interazione con un’entità digitale, appositamente programmata, non solo per intercettare le nostre domande, ma per adattarsi al nostro umore e capacità di relazionarci. Fantascienza? Ora non più. Dalla nostra velocità di digitazione, dal numero di parole scritte utilizzate, dal tono delle parole stesse il chatbot è in grado di capire se siamo arrabbiati o annoiati, il nostro probabile (ma non sicuro) grado di istruzione.

BOT: lui sì che ci capisce!

Il customer service digitale è in grado di adattarsi e di interagire meglio di un qualsiasi addetto alle vendite, non avendo sulle spalle, o nei piedi, qualche ora di assistenza alla clientela. È sempre perfetto, sempre puntuale nelle risposte e pronto ad anticipare le nostre prossime domande. Non ultimo e meno importante, è in grado di apprendere da migliaia di domande e casistiche che gli vengono poste ogni giorno. Ma, soprattutto, può apprendere da se stesso, con quello che viene chiamato processo di “machine learning”. La “macchina” apprende da sola. 

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Fase 2: abbiamo cambiato idea sul colore. Basta una domanda al BOT ed ecco le varianti per il modello da noi scelto. Il BOT sta già pensando che forse i nostri acquisti non termineranno qui. Ed è pronto con nuove proposte.

Quando il chatbot segue la moda

A un recente evento di SalesForce, una delle più evolute piattaforme di CRM per la vendita e l’assistenza nel mondo ecommerce, è stato presentato un caso eclatante che dimostra tutta la potenza dei BOT odierni. La dimostrazione simulava, usando piattaforma e BOT già attivi, l’acquisto e la personalizzazione di abbigliamento sportivo nello store online di un noto brand americano.

Ma andiamo di cronaca. Già dai primi attimi all’interno del portale il BOT ci intercetta. Conosce infatti i nostri gusti, se siamo già clienti del brand e quindi può anticipare le nostre mosse o solo affiancarci durante le fasi di acquisto. Ora ci sentiamo più sicuri: siamo stati riconosciuti (ricordate il saluto del vecchio negoziante?) e sappiamo che lui è lì pronto ad aiutarci. Non verrà distratto da altri clienti. È tutto per noi. Nei momenti di pausa, magari perché qualche email o messaggio ci distrae, ci ricorda gentilmente dell’articolo in sospeso. Anche se siamo andati su un altro sito lui ci ingaggia nuovamente con pubblicità ad hoc. E lo fa anche se cambiamo dispositivo. Ed è questa la vera novità della piattaforma. Ma sempre con la massima “robotica” gentilezza. Con poche e semplici domande ci accompagna alla cassa, chiudendo acquisto e una perfetta user experience. 

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Fase 3: ecco il colore che desideravamo. Il blu di prima era troppo scontato. Meglio il color oro. La moda quest’anno lo impone. Il BOT è pronto ha già in serbo per noi altri prodotti che si abbinano perfettamente a questo modello di calzatura.

Customer care: la ricerca della perfezione

Grazie ai pagamenti digitali chiudere l’acquisto è una questione di un secondo, giusto il tocco della nostra impronta per autorizzare il pagamento o uno sguardo allo schermo con il riconoscimento facciale. Il BOT ci aiuta, ci propone alternative di pagamento, chiede se abbiamo bisogno della fattura e nel caso ce la invia prontamente. Il nuovo customer service è quasi perfetto. L’intervento umano è ridotto a un caso su 1000. E anche su quello i BOT ci stanno lavorando…

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Fase 4: il BOT di propone interessanti abbinamenti. Per lui è facile erano minuti che li aveva pronti. Tutta la sua attenzione è su di noi. Non viene distratto da altri clienti. La nostra customer experience nelle sua mani è perfetta, anzi unica, proprio come vogliamo che sia. Alla fine il “buongiorno signora/e” del negoziante non ci basta più.

Se invece preferite ancora un sano e analogico contatto umano, magari per organizzare uno dei vostri prossimi event aziendali di team building o incentive, noi di Pro-Meet siamo pronte ad ascoltarvi e a rendere unica la vostra Customer Experience! Lo garantisce anche il nostro BOT 🙂 

 

HR anticipare futuro

Direzione HR e People 4.0: nuove sfide digitali per la direzione del personale

Direzione HR e digitalizzazione. Intelligenze artificiali, chatbot, analytics e logiche di gamification sono gli strumenti per affrontare le nuove sfide. 

 Aziende come Pro-Meet e Direzione HR lavorano da sempre, fianco a fianco, nell’organizzare eventi tesi a formare e agevolare il miglioramento della condizione professionale all’interno delle società. Che si parli di team building o incentive, il fine è sempre il medesimo: infondere motivazione ed entusiasmo tra i componenti e i collaboratori dell’azienda. Il ruolo delle HR è in questo caso fondamentale. A suo carico la scelta e la pianificazione di questo tipo di attività, selezionando in modo accurato il personale più adatto a partecipare a questi percorsi formativi. Il tema è stato affrontato recentemente dagli Osservatori del Politecnico di Milano. Noi di Pro-Meet eravamo interessate spettatrici. 

HR people 4.0
Mariano Corso degli Osservatori illustra come le nuove tecnologie digitali mettano in discussione i concetti base all’interno delle aziende: professionalità, competenze e soprattutto occupazione.

Direzione HR: la sfida parte all’interno

A sua volta però, il mondo delle HR è scosso da una rivoluzione, quella digitale, che porta non solo ulteriori strumenti ma richiede nuove professionalità e specifici aggiornamenti di quelle già in essere.  Si parla sempre più spesso di HR Skills per sottolineare come, per affrontare queste nuove sfide, siano necessarie abilità peculiari. Durante l’evento organizzato dagli Osservatori del Politecnico di Milano sono state ben riassunte dal team di ricercatori coordinati da Mariano Corso. 
  1. Digital People Strategy: saper tradurre l’impatto della rivoluzione digitale all’interno di una strategia di crescita del personale dell’azienda. 
  2. Change Capability: supportare sia a livelli di processi di HR sia all’interno dell’organizzazione i cambiamenti dovuti alla digital transformation 
  3. Digital People Care: migliorare i rapporti di collaborazione con l’esterno e al contempo accompagnare il percorso dei nuovi candidati. 
  4. Data Driven analysis & decision making: aumentare sia dal punto di vista qualitativo sia numerico le decisioni prese utilizzando gli strumenti digitali e i dati a disposizione. 
  5. Tools & Channels: capacità di scelta e di utilizzo dei nuovi strumenti digitali per il mondo HR.
Direzione people strategy
È indispensabile per la Direzione HR dotarsi di una People Strategy per affrontare la Digital Transformation.
È necessario, per la Direzione HR, intraprendere un percorso di crescita per comprendere quali siano gli strumenti digitali a sua disposizione. Occorre accompagnare in modo coerente il personale dell’azienda attraverso questo cambiamento. Questo inciderà non solo sul lato professionale della forza lavoro, ma produrrà profondi cambiamenti sulla società civile. La sfida è lanciata. ProMeet è pronta a fare la sua parte. E la tua azienda? 
Direzione osservatori
Una delle molte slide pubblicate dagli Osservatori.net. Ecco in dettaglio alcuni delle sfide che attendono nel 2018 il mondo delle Direzioni HR.
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