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Smart Cities: Milano è un progetto vincente

Smart cities, città intelligenti, connesse o come si dice ora iperconnesse. Sono il futuro, ma per Milano è già il presente, vissuto ogni giorno da chi ci transita, lavora, studia e vive. Sono passate solo poche ore dall’assegnazione delle Olimpiadi Invernali per il 2026 a Milano e Cortina, eppure in città si respira già l’aria, tutta milanese, del “diamoci subito da fare”.

Milano è una smart city perché è soprattutto una città che fa rete. Sia fisica, dato che è una delle città più cablate al mondo, sia sociale e culturale. E ora anche sportiva. In un’epoca che fa della globalizzazione un problema di integrazione culturale, Milano affronta l’ostacolo attingendo alla sua cultura industriale, universitaria e di ricerca. E quando presenta un progetto che unisce, vince.

Le smart cities sono quindi un modo di vedere il futuro, di rispettare gli appuntamenti, come quello del 2026. Per crescere occorre attingere alle forze sane della città come le grandi università, ben 7 quelle presenti sul territorio meneghino. Non a caso arriva la consacrazione del Politecnico di Milano, fucina di progettisti del futuro, come una delle università più prestigiose nel mondo.

Per delineare lo sviluppo delle smart cities, occorre investire in processi di sviluppo, di innovazione e miglioramento. Processi in cui la tecnologia è lo strumento principale e che vedrà, fra sette anni, miliardi di persone collegate ogni giorno per assistere in diretta alle Olimpiadi e milioni di stranieri raggiungere l’Italia per lavoro e svago.

Milano, si viene per lavoro si torna da turisti

Milano sa reinventarsi, sa ridisegnare il suo futuro. La sua forza è anche nella rete creata da innumerevoli associazioni che legano tra loro piccole imprese e grandi aziende. Lo scambio di informazioni, idee ed esperienze è continuo. Sono proprio le informazioni a ridisegnare la realtà in questa nuova “civiltà del dato”, sia dal punto di vista produttivo, sia da quello commerciale.

La comunicazione del dato, dell’informazione, della notizia è il nuovo catalizzatore che porta migliaia di aziende a incontrarsi a Milano e a farne una capitale mondiale per esposizione mediatica.

Le aziende straniere trovano in Milano un incubatore di idee, di energie a cui è possibile partecipare oppure attingere, a seconda dei casi, in modo altrettanto facile. E chi arriva a Milano per lavoro spesso ritorna come turista. Ne sono una prova anche qui i dati che segnano ormai record anno su anno. Lo scorso ottobre le presenze dei turisti hanno superato del 25% quelle di ottobre 2017. Il dato complessivo del 2018 ha segnato un +10% e ha sfiorato gli 8 milioni di presenze grazie a un ottimo supporto offerto da tutte le strutture, alberghiere, ristorazione e trasporto. E può, deve, ancora migliorare.

smart cities milano design week

Smart cities: la città perfetta per eventi business

Un evento business organizzato a Milano gode quindi potenzialmente di un’enorme visibilità e soprattutto di un effetto “memoria” a lungo termine. L’infrastruttura tecnica a supporto, la facilità di trasporto per raggiungere ogni location posta in città, anche con mezzi ecologici, creano reti di comunicazioni uniche in Italia. Per questo Milano è un lab in continua evoluzione, un amplificatore positivo di innovazione. La Milano Olimpica sarà una città che riciclerà il 100% dei rifiuti urbani prodotti e del cibo inutilizzato, come si evince dal progetto che è possibile scaricare qui. Milano sarà una città ancora più green (come i nostri eventi) un valore, sempre più ricercato dai responsabili delle aziende internazionali. Il 2026 è già alle porte: per progettarlo, incontriamoci a Milano!

 

 

 

cover corporate philantropy

Corporate philanthropy: per crescere e condividere sul territorio

Il corporate philanthropy vuole avere un impatto forte, duraturo nella società in cui opera e, soprattutto, vive. Per un’azienda essere utile alla società non deve essere una vocazione, ma un risultato.

Il corporate philanthropy può essere strategico per una società che voglia consolidare e ampliare la propria posizione sul mercato di riferimento. Improvvisazione e non professionalità nelle scelte non devono essere opzioni disponibili. Occorre quindi formare il management affinché possa scegliere, coerentemente con i valori dell’azienda, questo tipo di attività dal forte impatto sociale (outcome), di reputazione e d’immagine.

Corporate philanthropy: staccare un assegno non è più sufficiente

Applicare in un progetto di progresso sociale l’istinto, la tensione e la passione che anima il proprio business. Questo è in estrema sintesi il segreto per il Give Back to the Comunity”. Anche in questo caso occorre stabilire obbiettivi per stabilire e misurare l’impatto benefico sull’ambiente in cui si va ad operare. Un approccio “aziendale” permette altresì di capire se il progetto può essere replicabile, scalabile in altre realtà e quali risorse dovranno essere impegnate. La verifica, soprattutto per le grandi aziende, è parte integrante dell’attività di corporate philanthropy.

corporate philantropy woman

Una “nuova” filantropia

Una maggiore consapevolezza dei problemi economici, sociali e ambientali spinge i nuovi filantropi, spesso giovanissimi, a investire su progetti a lungo periodo, piuttosto che ad agire tramite semplici donazioni. Sostenibilità è il nuovo paradigma che deve essere portato avanti per avere un reale e duraturo impatto sulla realtà che li circonda. 

Si cercano quindi partnership, si creano networking per far confluire in modo continuato e soprattutto mirato fondi e investimenti. Si arriva addirittura a parlare di venture philanthropy, impact investing e social investment. Tecnologia e innovazione sono strumenti ormai di uso comune anche in questo settore, proprio perché quotidianamente impiegati dalla nuova generazione di filantropi.

Scegliere bene il proprio profilo

Parlando di investimenti economici, di risorse umane e soprattutto di tempo, occorre delineare con precisione quale tipo di impatto si vuole avere sul territorio. Occorre quindi formare il “philanthropy advisor” affinché possa guidare l’azienda nella scelta del migliore modello di intervento. All’advisor il compito di selezionare i partner non-profit con cui collaborare, la scelta degli asset aziendali da coinvolgere e il livello di comunicazione per un eventuale, se richiesto, ritorno d’immagine.   

Possiamo sostanzialmente raggruppare in quattro categorie i principali profili di corporate philanthropy: 

  1. Filantropia con donazioni occasionali. Spesso concentrate per brevi periodi su attività locali.
  2. Filantropia a tema sociale. Può coincidere o meno con il business dell’azienda.
  3. Filantropia con effetto leva. Occasionale, ma utilizza competenze dell’azienda stessa.
  4. Filantropia allineata. Fortemente integrata nell’azienda per motivazioni e spirito sociale.
corporate volunteering
Grazie al corporate volunteering molte aziende effettuano attività di team building anche su territori non nazionali. In questo caso appoggiarsi a società con grande esperienza come Pro-Meet è indispensabile.

Corporate Philanthropy: occorre formazione

Come organizzatore di eventi business e b2b ci capita spesso di occuparci di team building e di corporate volunteering. Nel caso specifico di corporate philanthropy ci piace segnalare una realtà, tutta italiana, che da tempo opera con successo in questo settore. 

Dynamo Academy, fondata nel 2010 ed unica Local Authority italiana di CECP (Committee Encouraging Corporate Philanthropy), propone alle aziende un approccio personalizzato con progetti ispirati al modello della Terapia Ricreativa, la base teorico-operativa usata dallo staff Dynamo nelle attività con i bambini con malattie gravi e croniche ospiti di Dynamo Camp a titolo gratuito.

Dynamo Academy ha avviato un progetto di ricerca in collaborazione con SDA Bocconi. Insieme stanno realizzando Giving in Italy” il primo report di ricerca delle donazioni aziendali, che permetterà ai partecipanti di acquisire uno strumento per sviluppare la strategia sociale d’azienda.

dynamo academy corsi
Alcune delle tematiche di consulenza di Dynamo Academy: gestione e valutazione delle donazioni aziendali, engagement e comunicazione interna, strutturazione organizzativa dell’area dedicata alla filantropia.
corporate volunteering

Corporate volunteering e soft skills: le nuove frontiere del team building

Il corporate volunteering è un’attività di team building che sempre più aziende richiedono in modo spontaneo. Si tratta di un passo importante, che evidenzia come le aziende, spesso multinazionali ma più recentemente anche PMI, abbiano il desiderio di influire in modo positivo sulle realtà che le circondano, siano esse locali o, come in questo casto, internazionali.

Soft skills: sempre più importanti

Le aziende che scelgono il corporate volunteering sono altresì tese a valorizzare queste attività come momenti di formazione, soprattutto in ambito soft skill. Capacità di relazionarsi con l’ambiente esterno, sviluppo di sinergie, creatività nel pensare fuori dagli schemi sono tutte skill sempre più analizzate e ricercate da HR e management. Si cerca quindi di sviluppare nei propri manager capacità trasversali utili per affrontare in modo dinamico sfide sempre nuove e diverse. Il volontariato aziendale permette quindi di creare modelli di crescita più personali, slegandosi dagli obiettivi puramente numerici di norma richiesti.

Corporate volunteering con AkzoNobel

Abbiamo affiancato 160 manager della multinazionale olandese AkzoNobel per quattro giorni dell’EMEA Sales Meeting, e il momento di corporate volunteering è stato sicuramente tra le note più positive di questo loro importante evento in Italia. Ma lo spirito di volontariato che anima AkzoNobel è una scelta che parte dal 2014 con l’iniziativa #HumanCities, volta a migliorare, “energizzare e rigenerare” comunità in difficoltà in ogni parte del mondo.

Ecco gli #HumanCities di AkzoNotel al lavoro. Presto il giardino di Casa Suraya sarà pronto.
Anche il magazzino ha bisogno di una sistemata. Niente paura c’è lo “squadrone azzurro” all’opera!
Impegno, organizzazione, volontà. Cambiare un piccolo pezzo di mondo per migliorare la vita di molti.

Un mondo che chiede aiuto

La scelta del cliente è stata fin da subito precisa e coinvolgente sia sotto l’aspetto emotivo, sia sotto quello organizzativo: aiutare concretamente due progetti nati nella città di Milano, Casa Suraya e casa Sant’Anna. Casa Suraya, che prende il nome dalla prima bambina nata a Milano da una famiglia di profughi siriani, è una struttura di prima accoglienza che ospita i migranti in transito a Milano. Per capire l’importanza del progetto basta analizzare le cifre. Dall’inizio dell’emergenza profughi a fine 2015 sono oltre 12 mila le persone accolte, di cui il 40% minori e moltissimi di questi neonati. La struttura offre ospitalità temporanea ad adulti e bambini, vitto, distribuzione di prodotti per l’igiene personale, assistenza sanitaria e giuridica. Per i richiedenti asilo, vengono attivati percorsi socio educativi con formazione linguistica e professionale, assistenza amministrativa. Casa Sant’Anna, situata sempre all’interno della medesima struttura che ospita Casa Suraya e gestita dall’Istituto delle Suore della Riparazione, è un rifugio per giovani donne dai 14 ai 19 anni in gravi difficoltà familiari.

Sembra facile… qui ci vuole team building anche se ci sono le istruzioni! Siamo qui anche per questo, no?

La forza di 300 braccia

L’empatia dimostrata dal team di AkzoNobel nei riguardi di questi due progetti ha fatto la differenza. Il lavoro dello “squadrone azzurro” ha portato ben presto a significativi cambiamenti all’interno delle due strutture, valorizzando il parco giochi interno e riorganizzando il magazzino. I manager hanno svolto attività di giardinaggio, montaggio dei mobili donati dall’azienda stessa, pulizia e sgombero dei materiali inutili. Le oltre 120 persone che ogni giorno abitano Casa Suraya e Casa Sant’Anna saranno ora in grado di vivere gli ambienti a loro disposizione in modo più funzionale e sicuramente più piacevole.

Cosa ha fatto la differenza? Lo spirito di squadra e il loro sorriso. Questo è #HumanCities!
Per ovvi motivi non abbiamo inquadrato il viso di questa bambina. Ma vi assicuriamo che il suo sorriso ha ripagato i volontari di ogni loro sforzo.

Un catering particolare

La giornata si è poi conclusa con uno speciale aperitivo organizzato da M’ama Food, un progetto nato dalla Cooperativa Farsi Prossimo, che vede coinvolte le donne del centro e la loro fantastica capacità di reinventare, in chiave mediterranea, le ricette dei rispettivi paesi di provenienza. Il cibo, anche in questo caso, è diventato un mezzo per unire culture ed esperienze tra loro molto diverse. L’obiettivo finale è sempre quello di ridare dignità e lavoro a donne in grave difficoltà economica e sociale, spesso con bambini in tenera età al seguito.

Come sempre abbiamo attivato Siticibo e Banco Alimentare a supporto di tutte le attività di catering svolte durante i quattro giorni di eventi con AkzoNobel.

Finalmente si mangia! L’aperitivo di M’ama Food è di quelli che non si dimenticano per varietà e bontà!
Salomon Running 2017

Salomon Running Milano 18 settembre 2016

ProMeet – eventi, meeting, incentive ha partecipato alla Salomon Running Milano del 18 settembre 2016.

Salomon Running
Salomon Running missione compiuta!

Salomon Running: manifestazione aperta al sociale

Abbiamo corso, sudato, riso e incontrato tanti nuovi amici per dare  una zampa – ops, una mano – al progetto “Qua La zampa” della ONP Piccolo Principe Cooperativa Sociale, volta a dare un po’ di conforto ai malati di Alzheimer tramite la Pet Therapy. Giunti al traguardo siamo stati felici di avere realizzato un piccolo sogno per tanti anziani. L’aiuto dato dalla Pet Therapy anche solo per poche ore permette di ridare serenità alle persone colpite da questa terribile malattia.

Coinvolti nel progetto dalla Cooperativa Sociale Piccolo Principe ci siamo messi in gioco, allenandoci “duramente” nei pochi momenti liberi. Avremmo potuto fare di più, atleticamente parlando, ma siamo già con la mente rivolti alla nuova sfida del 2017.

Salomon Running 2017: i consigli degli esperti 

Vuoi migliorare il tuo tempo in una corsa di pochi chilometri? Ti stai preparando per vincere la prossima Salomon Running Milano 2017? Qualunque sia il tuo obiettivo, approfitta dell’estate per testare nuovi allenamenti utili ad aumentare la velocità nella corsa.
Questo è il periodo giusto per ottimizzare il lavoro svolto nei mesi invernali e in primavera. Scopriamo come impostare gli allenamenti e quali integratori per la corsa scegliere per supportare gli sforzi nelle settimane più calde dell’anno.

Salomon Running: come ci siamo preparati alla competizione

Per ottenere progressi nella velocità occorre variare gli stimoli allenanti: se durante l’inverno ci siamo dedicati al potenziamento muscolare, con lavori di lunga durata svolti a media intensità, adesso dovremo concentrarci su esercizi anaerobici, senza dimenticare lo stretching e la mobilità articolare. Correre sempre alla stessa andatura, aumentando la distanza senza variare il ritmo, porta il corpo ad adattarsi allo stimolo e occorre più tempo per ottenere risultati. Alcuni degli esercizi più adatti per migliorare la condizione anaerobica sono il corto veloce, l’”interval training”, gli scatti, le ripetute.

Corto veloce: per mantenere lo sforzo prolungato

Questo tipo di esercizio, detto anche “tempo run”, permette di alzare la soglia anaerobica, ovvero la capacità di mantenere uno sforzo prolungato. Consiste nel correre una corsa veloce per periodi più lunghi, dai 10 minuti per i principianti fino a 40 e oltre per gli atleti avanzati. Con questo tipo di lavoro i tuoi muscoli imparano a utilizzare la maggior quantità di ossigeno possibile nell’unità di tempo. Il corto veloce permette di aumentare la quantità e la dimensione dei mitocondri e rende il meccanismo aerobico più efficiente, oltre ad aumentare la velocità nella corsa anaerobica perché i muscoli imparano a metabolizzare il lattato prodotto.